sabato 1 febbraio 2014

MIO CUGINO, IL VESCOVO!!!




La ricorrenza del 2 febbraio viene ricordata nella mia agenda con la nascita di Monsignor Francesco Gallo, Vescovo della Diocesi di Avellino, nato a Torre Annunziata il 2 febbraio 1810.
Avevo bisogno di qualche informazione sulla sua persona dopo le già numerose testimonianze raccolte in rete ( a fondo di questo post  stralci recuperati in rete) e quindi ho deciso di cercare negli archivi storici il documento di nascita per verificare l'attendibilità delle notizie.
Ritrovato puntuale nel registro dei nati del 1810, la sorpresa piu' grande è stata la lettura completa dell'atto, dal quale si legge chiaramente che è figlio di Mariano Gallo e di Gaetana Leveque.
Ecco proprio di lei volevo parlare, di Gaetana Leveque, il suo nome completo è Maria Gaetana Levech, naturalizzato poi il Leveque all'inizio dell'800.
Maria Gaetana è, nel mio albero genealogico, 1° cugina di 6° grado, in quanto figlia di Francesco, uno dei tre figli di Diodato Levech, storico personaggio giunto dal Belgio assieme ad altri altri sette suoi connazionali, tra i quali Monsurro', Machine', ecc.. , chiamati a Torre Annunziata per avviare alla lavorazione la Real Fabbrica Delle Armi nel lontano 1758.
Inserito nel mio albero,  Francesco Gallo si ritrova con mio grande onore ad essere 2° cugino di 5° grado, per lui parlano le bellissime parole scritte  e le attestazioni di storici e di  Papa Leone XIII  per i suoi anni trascorsi a servire la Chiesa  nelle vesti di Vescovo della Diocesi di Avellino,  non dimenticando gli anni trascorsi a Torre come Parroco della BASILICA MARIA SS. DELLA NEVE, il cui attuale disegno architettonico è dovuto alla sua opera. 
Tra l'altro, nel 1861 venne arrestato e deportato iu un lager sulle Alpi per la sua protesta contro i suprusi e le violenze perpetrate dall'esercito sabaudo contro le popolazioni meridionali.

SOTTOLINEATI IN ROSSO A FONDO PAGINA..




         DALL'ALBERO GENEALOGICO         
                  FAMIGLIA PAPA






 Francesco Gallo:
Nato a Torre Annunziata il 2 febbraio 1810, fu ordinato sacerdote il 15 marzo 1834. Trovatosi a governare la diocesi in pieno periodo risorgimentale il suo episcopato fu uno dei più contrastati da parte delle Autorità civili che non esitarono ad arrestarlo e a mandarlo in esilio a Torino dove rimase dal 1861 al 1866. Ciò nonostante, riuscì anche ad essere molto attivo e a guadagnarsi giustamente dei meriti: portò a termine definitivamente tutti i lavori ancora sospesi della Cattedrale, favorì l’istituzione del Convento delle Suore Stigmatine ospitandole nell’edificio di Monserrato e promosse molte opere di assistenza e di carità. Per i suoi meriti Papa Leone XIII gli concesse l’uso personale del pallio.Ricopri' la carica dal 23 marzo 1855 al 16 settembre 1896.



Sotto il Vescovo Francesco Gallo (1855-1896), venne realizzato un intervento bello per il risultato estetico neoclassico, ma deleterio per la storia della Cattedrale, visto che comportò una trasformazione sostanziale della Cattedrale, con modifiche della facciata (ed il rafforzamento della statica) terminato nel 1868, su progetto dell'Architetto Pasquale Cardolo, impiegando marmi delle cave di Gesualdo donati dal Re Ferdinando II al Vescovo Gallo. Tale deleterio intervento comportò la perdita (occultamento) delle iscrizioni e dei bassorilievi che adornavano la Cattedrale. Modificati furono anche gli interni, secondo i disegni dell'Architetto Vincenzo Variale, l'abside, che venne allungata con la nuova sistemazione dell'antico Coro, ponendo al centro l'altare (già nella struttura dal 1813), commissionato al Fanzaga da Laura Brancaccio, moglie di Antonio Carafa e proveniente dall'Eremo camaldolese dell'Incoronata (nei pressi di Montevergine). Ulteriori lavori comportarono il rifacimento del pavimento in marmo, l'abbellimento della Cattedrale con marmi e stucchi policromi, il restauro di dipinti ed affreschi, la limitazione dello spazio laterale. Venne risparmiata la volta, che era ricoperta da pregevoli decorazioni, che divenne un soffitto cassettonato. Stando allo storico Giuseppe Zigarelli, per consentire l'effettuazione di tutti questi lavori, il Vescovo si privò sovente "del necessario sostentamento e contentandosi di una sola tunica". 


RESTAURI E AMPLIAMENTO. LA CONSACRAZIONE DEL TEMPIO BASILICA MARIA SS. DELLA NEVE
Il Sacro edificio ha avuto nel corso dei secoli due ampliamenti.
Il primo del 1741 a cura del celestino Brancone: la chiesa venne ampliata e arricchita di marmi e stucchi.
Il secondo, del 1855 ad opera del parroco Don Francesco Gallo, nominato dopo i lavori, Vescovo di Avellino. Con il secondo ampliamento l'edificio ha assunto le dimensioni attuali: ne fu sviluppata armonicamente la struttura con la costruzione di tre cappelloni absidali dell'Altare Maggiore, della Madonna della Neve e dell'Immacolata, sormontati da cupola. La chiesa fu adornata e abbellita da nove altari di marmo eretti con sovvenzioni municipali e con il contributo dei fedeli.
Il 22 Ottobre 1855 la chiesa così ampliata e restaurata venne benedetta. E un anno dopo il Vescovo di Nola, Mons. Giuseppe Formisano anch'esso cittadino di Torre, CONSACRO' IL TEMPIO.
Sulla facciata fu posta UNA LAPIDE a ricordo dell'avvenimento (Cent'anni più tardi, nel 1956, il parroco Mons. Emilio Lambiase ne curò il rifacimento affinché non si perdesse il ricordo di quell'evento).
 
"si ricorda infatti l'energica protesta del vescovo d'Avellino Mons. GALLO per i soprusi perpretati ai danni di gente inerme ed innocente. Protesta che
valse al Prelato la deportazione in un LAGER sulle Alpi. I signorotti
"galantuomini", traditori meridionali , e i generali venduti si accorsero ben
presto delle subdole intenzioni dei piemontesi : TROPPO TARDI. Anche il clero fu perseguitato insieme al disciolto esercito borbonico".

Nessun commento:

Posta un commento