domenica 17 agosto 2014

ARMANDO FRAGNA. LA STORIA, LA FAMIGLIA E GLI INTRECCI CON TORRE ANNUNZIATA...


                                  ARMANDO FRAGNA- 
               MUSICISTA E DIRETTORE D'ORCHESTRA

                          NAPOLI 2 AGOSTO 1898
   
                        VIAREGGIO 15 AGOSTO 1972


La telefonata inizia verso le 11 di una caldissima  giornata di agosto.
Da Roma, dove vive da oltre quarant'anni, Antonio Fragna.
Nato a Torre Annunziata il giorno dell'Immacolata del 1938,  nipote di Armando Fragna, famosissimo direttore di orchestra sulla RAI negli anni a metà del secolo scorso, musicista e scopritore di talenti che hanno fatto la storia della musica italiana.
Dall'altra parte un curioso come me  interessato a conoscere e raccontare le memorie torresi dei nostri concittadini.
Il racconto di Antonio inizia subito ringraziandomi per avergli dato modo di  ricordare la sua città natia che dovette abbandonare da piccino negli anni del dopoguerra.
Lasciamo a lui la parola per illustrarci la storia e i ricordi che, come vedremo, si intrecceranno con episodi che hanno lasciato un segno nella città oplontina e ristabiliranno l'ordine delle date e dei giusti luoghi nel troppo spesso confuso mondo della rete.

"Mio padre si chiamava Alessandro,era nato nel 1913, era fratello di Armando ed ultimo figlio di Luigi Fragna. A Roma, dove si era trasferito negli anni trenta, fondò il periodico "La Gavetta" che si occupava di politica.
Divenne in seguito giornalista del "Il Tempo".
Anche se più' piccolo di tutti, è stato quello che si è sempre dato da fare per aiutare tutti gli altri fratelli e sorelle."

"Il primo ricordo da piccolo che ho di Torre e quando, all'inizio degli anni quaranta, assistetti alla inaugurazione della Casa del Fascio, avevo tre o quattro anni.
Torre Annunziata era una città bellissima, sempre pulita e ordinata, ogni giorno. Che bei ricordi che conservo nel mio cuore, il Lido Azzurro, sempre pieno di artisti famosi e bella gente, i venditori di frutti di mare, gli acquaioli.
Qualche volta sono ritornato a Torre, negli scorsi anni, ma è cambiata tantissimo, ho rivisto a malincuore come è ridotto il Metropolitan, gli altri cinema abbandonati, la fine dei pastifici.
Negli anni settanta mi sono trasferito a Milano dove ho aperto un ristorante che ho chiuso dopo cinque anni.
Sono  ritornato a Roma, dove vivo da allora, anche il locale Sporting Club, di mia proprietà è chiuso dopo diversi anni di attività. 
Mi piacerebbe ritornare a Torre un'altra volta e rivedere qualche vecchio amico, a Torre mi ricordano come "Tonino ò romano".

Il racconto continua con il ricordo del caro zio Armando, che era molto affezionato ad Antonio, forse  anche perché il Maestro non ebbe la fortuna di avere figli dal suo matrimonio con Tina Santoro. 

"Armando Fragna era mio zio, era nato il 2 agosto del 1898 a Napoli, non a Torre Annunziata, come scrivono tutti. Erano almeno una quindicina tra fratelli e sorelle, figli di Luigi Fragna e  Anna Petrillo, attivissima donna che tra un parto e l'altro si occupava della farmacia in Piazza Municipio a Napoli."
Il racconto non può trascendere dal ricordo del capofamiglia, autentico padre padrone di casa Fragna. 

"Nonno Luigi si divideva tra Napoli e Torre per le sue attività di poeta, scrittore, editore e politica, essendo un sostenitore di quella parte politica che sarebbe poi approdata al potere in Italia sotto l'etichetta di fascismo.
Collaboratore fin dall'inizio della famosa Casa Editrice Bideri, in Via Mezzocannone, scrisse numerosissime rappresentazioni teatrali oltre a tantissime canzoni napoletane, vincendo tra l'altro il primo premio nella prima edizione della "Piedigrotta"."


Il 25 febbraio 1921 la tragica  data che verrà ricordata in tutta Italia come il martirio di Diodato Bertone, operaio torrese dell'Ilva , padre di nove figli, socialista attivista in prima linea del movimento operaio torrese. Verso le undici di sera, in Via Stella, di ritorno dal lavoro in fabbrica, venne circondato e ucciso con diversi colpi di pistola da tre fascisti, Luigi Fragna, Carlo Peirce e Pasquale Russo. I suoi due amici vennero picchiati e minacciati di morte nel caso avessero parlato con chiunque in futuro. Riconosciuti da un testimone, i tre fascisti vennero arrestati. Il processo a loro carico evidenziò come fossero palesi le responsabilità dei gerarchi locali e per questo riuscirono a beneficiare della amnistia loro concessa per fine nazionale.
Negli anni seguenti la caduta del fascismo si chiese la revisione del processo ma senza risultati sostanziali.
Questo episodio si ripercosse negativamente su tutta la famiglia Fragna.
Dopo la morte di Bertone, nel corso degli anni a seguire, in tanti furono costretti o scelsero di andarsene dalla città, spostandosi tra Napoli e Roma, solo qualche familiare rimase a Torre.

Il racconto continua come spezzoni di un film nella memoria di Antonio, adesso il ricordo dello zio Armando si intreccia con un episodio specifico della sua giovinezza.
"All'inizio del 1946 mio zio Armando mise in scena al Mercadante di Napoli una rivista teatrale in cui erano presenti come spettatori tantissima gente, tra cui molti soldati alleati. Il titolo della rappresentazione era "Sciuscià", da cui poi è stato tratto il famosissimo film di Vittorio De Sica che usci nelle sale cinematografiche nello stesso anno. Nelle scene di ballo, c'era un ragazzino che spiccava tra tutti e che aveva solo otto anni, ero io. Il ballo è stato la mia passione ma mio padre non volle che intraprendessi la carriera artistica."




Armando Fragna intraprese la sua carriera negli studi della RAI diventando uno dei maggiori musicisti e direttori d'orchestra dell'epoca.
Si deve a lui la scoperta e il lancio  di alcuni tra i più' noti cantanti del secolo scorso che hanno fatto la storia della musica italiana tra cui Giorgio Consolini e il Quartetto Cetra.
Claudio Villa è stato la sua scoperta più' importante, notato durante una esibizione venne subito scritturato per fare parte dell'orchestra Fragna che iniziava ad imperversare in televisione. 
Le "canzonette" del maestro avevano forte presa sul popolo italiano, uscito da una sanguinosa guerra e desideroso di iniziare una nuova fase di rinascita. " I pompieri di Viggiù' ", "I Cadetti di Guascogna", "Arrivano i nostri", sono pezzi che raggiunsero altissimi indici di popolarità.
La musica del maestro Fragna divenne  la sigla che accompagnava anche tantissimi film di Totò.





 



Tanto successo e tanta gloria durò fino agli inizi degli anni sessanta quando la RAI decide di sciogliere diverse orchestre per fare spazio alla "nuova" musica italiana e alle  nuove proposte.
Il Maestro, deluso, si ritirò a vita privata, in un Ferragosto del 1972 la terribile telefonata raggiunse il papà di Antonio.

"Era la giornata di Ferragosto, ricordo che ci chiamò la direzione dell'hotel Ritz di Viareggio comunicandoci che lo zio Armando era morto. Era in ferie presso la loro struttura da alcune settimane. Ci precipitammo a Viareggio per abbracciare e piangere la salma del  nostro caro e riportarlo a Roma, dove riposa nel Cimitero del Verano."
 Anche in questa circostanza, sistemiamo il pezzo di puzzle al posto giusto con la certezza del luogo della morte del Maestro stabilita a Viareggio anziché a Livorno, come erroneamente pubblicato dalla stampa nazionale nel secolo scorso e ripreso dal mondo degli internauti nella nuova era.

Verso le dodici, al termine della conversazione con Antonio Fragna, nata in origine per ricordare la figura del Maestro Armando Fragna, non possiamo che ringraziarlo per la disponibilità e la sincerità mostrata nel raccontarci episodi, anche spiacevoli, che hanno riguardato la storia della sua famiglia, incastonata in un periodo difficile e importante della trasformazione di Torre Annunziata nel secolo scorso. 



articolo da "La Stampa " del 17 agosto 1972:




(Nostro servizio particolare) Livorno, 16 agosto. E' morto Armando Fragna, il musicista autore di alcune fra le più popolari canzoni negli Anni Trenta e Quaranta. Era venuto in villeggiatura, come tutti gli anni, a Livorno, la città natale della moglie, dove vivono alcuni suoi nipoti. E' stato stroncato da un attacco cardiocircolatorio nel pomeriggio di Ferragosto. Aveva 75 anni. Nato a Napoli, figlio di un'attrice e di un poeta, aveva esordito come direttore d'orchestra con la compagnia di Tecla Scarano, che suggerì il suo nome a vari impresari. Diresse spettacoli di varietà, operette, caffè concerto, finché venne a Roma, dove fu per alcune stagioni il collaboratore più diretto di Petrolini E, infine, approdò alla radio, dove lavorò per oltre venticinque anni. Erano gli anni di Angelini, di Barzizza, di Rabagliati e Norma Bruni, di Ernesto Bonino e Nilla Pizzi; erano, già allora, gli anni di Claudio Villa. Per il pubblico dei giovani, orientati verso un genere di musica così diverso, il nome di Armando Fragna dirà forse poco. Ma per tutti gli italiani che ascoltarono la radio dal 1930 al '55, e anche qualche anno oltre, evoca un ricordo immediato: l'autore delle canzoni semplici e rumorose, tra il goliardico e lo strapaesano che non uscivano più dalle orecchie. Per sua stessa confessione, non aveva voluto approfondire gli ultimi segreti della musica, come i suoi avrebbero sperato; ma aveva capito un certo tipo di gusto del pubblico: e si era preoccupato, onestamente, di accontentarlo. Erano i tempi delle «lagne all'italiana», create per esercitare l'ugola degli stornellatori, piene di lacrime, di sospiri, di promesse e di addii nello stile del «segretario galante». Fragna contrapponeva i suoi motivi tutti trombe e tamburi, fondati su ritornelli elementari, ma finalmente, allegri: «Siamo i cadetti di Guascogna, veniam dalla Spagna, andiamo a Bologna...». Era un repertorio fuori dal tempo, ma non sgradito, a chi sapeva accontentarsi, virtù importante, in quegli anni difficili: da la Mazurca della nonna ad Arrivano i nostri. Cadevano le bombe e la radio trasmetteva II tamburo della banda d'Affari; s'iniziava la ricostruzione ed esplodevano gli ottoni dei Pompieri di Viggiù. Non era cambiato niente, nel mondo della nostra musica leggera; ma il pubblico si impadroniva di quelle canzoni, le fischiettava dappertutto. E Fragna lo serviva. Anche se era il primo a sorridere su quelle canzoni; per sé, avrebbe salvato soltanto i motivi di genere diverso, come Signora illusione, o Signora fortuna, nate in anni ancora più lontani, e più grigi: «C'è una strada che porta in collina chiamata destino... » a gettare là un invito alla riflessione,
 g. c.

4 commenti:

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  2. Vorrei fare 2 correzioni all'articolo, la moglie di Armando Fragnia si chiamava Tina Garzelli no Santoro, e Fragnia morì a Livorno e no a Viareggio, e precisamente all'hotel Rex

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    1. Grazoe Serena per le informazioni. Probabilmente il trascorrere degli anni ha offuscato qualche ricordo che, inevitabilmente, viene meno dopo tutti questi decenni trascorsi dagli eventi.
      Se desideri inserire altre informazioni o tue opinioni in merito non esitare, siamo a disposizione.
      Ti auguro una buona serata.

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  3. Salve, ci terrei a fare un paio di correzioni al suo interessante articolo, la moglie di Fragnia si chiamava Tina Garzelli non Santoro, e Fragnia è morto a Livorno non a Viareggio e precisamente all'hotel Rex,
    Le notizie le ho avute da mio padre quale pronipote della Garzelli

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