giovedì 14 gennaio 2016

ECCO CHI ERANO I CINQUE MIRACOLATI DA LUCIA!

In questa storia, pubblicata in prima pagina su "La voce della provincia" nel 1976 , Pasquale D'Amelio racconta la triste vicenda di una ragazza di Torre Annunziata, Lucia Giugliano, morta nel 1974 per gravi malattie.
Lucia venne troppo presto  strappata all'amore della mamma, alle gioie della vita, per colpa di un male terribile che pian piano la spense.
Dopo la sua morte, racconta D'Amelio, delle possibili guarigioni su cinque persone malate sembrano che possano essere riconducibili alle virtù' di Lucia e per questo, confortato da illustri esponenti della Chiesa, tra cui il Cardinale Ursi, chiede agli organi ecclesiastici la santificazione della giovane donna.
Non sappiamo, per il momento, come si concluse questa vicenda.
Continueremo come al solito a ricercare eventuali nuove notizie su questa triste storia, adesso vi lasciamo alla lettura dell'articolo del fondatore della Voce, Pasquale D'Amelio, che commentò ed espose questa storia in maniera molto passionale.
 

Buona lettura.

"Clamoroso a Torre Annunziata: una giovane donna, morta in odore di santità nel 1974, avrebbe operato una serie di miracoli, restituendo serenità a degli infermi, la maggior parte dei quali colpiti da mali inguaribili.


"LA VOCE DELLA PROVINCIA" 30 GENNAIO 1976
 

La storia è venuta fuori in questi giorni a livello ufficiale, grazie alle testimonianze di alcuni malati che hanno raccontato, con dovizia di particolari, di essere stati miracolati dopo aver invocato il nome di Lucia.
Lucia Giugliano, unica figlia di una povera ma onesta famiglia di lavoratori (il padre morì quando lei era ancora in grembo della madre), nata in una traversa di via Vagnola, fino all'età di otto anni ha vissuto come tutte le bambine della sua età.
Con la cartella a tracolla , era la piu puntuale a scuola e le sua pagelle sono stracolme di ottimi voti.
" Era una bambina dolce e spigliata" ci diceva nei giorni scorsi la sua insegnante di elementari.
Il dramma per Lucia ebbe inizio in un lontano giorno del 1953.
 A determinarlo fu un violentissimo spavento quando si vide stretta tra un autobus e una macchina.
 Per Lucia fu l'inizio di una lunghissima stagione di atroci sofferenze.
Il morbo di Parkinson che non si era ancora manifestato e un successivo attacco di  poliomielite ridussero Lucia, nonostante le amorevoli cure di illustri luminari della scienza medica, una larva di donna.
Lucia accettò il suo stato senza imprecare contro il destino.
Al contrario. 





A quanti le facevano visita (impagabile fu la presenza di don Attilio Torrone, suo confessore e padre spirituale e di Padre Cirillo della signorina Pernice) Lucia offriva una letizia e una serenità francescana, conservando una lucidità mentale fuori dal normale.
 Mai una volta fu trovata in preda allo sconforto.
 Spesso
soleva ripetere: " Signore , fammi soffrire. Tutto passa. La sofferenza rimane."
 Degna di nota una frase del Cardinale Ursi che di tanto in tanto si recava a casa di Lucia in forma strettamente privata: "In tutto il periodo del mio sacerdozio e del mio mandato pastorale ho visto tanti ammalati. Ma nessuno come te. Prega per la mia diocesi. Non dimenticherò mai la tua lezione di vita".

Lucia Giugliano negli ultimi due anni aveva perso anche la vista, ma non la dolcezza.
Voleva essere informata di tutto e a tutti era solito dispensare consigli, gioendo della felicità degli altri.




Il suo dramma , le sue sofferenze non sono passate inosservati.
 La sua casa è stata meta quotidiana di tantissimi visitatori, soprattutto giovani. 

Antonietta Caccavale, cugina della povera Lucia tiene a sottolineare questo nobile aspetto: " L'eco della presenza di Lucia nel letto del dolore aveva raggiunto le alunne delle scuole superiori che si alternavano al capezzale dell'inferma, uscendone con il volto rigato dalle lacrime e non reggendo alla vista di una ammalata così tanto rassegnata. E' stata una interminabile gara di solidarietà umana"
Lucia è morta il diciassette settembre  di due anni or sono.
Al momento della vestizione comparve sul lenzuolo una macchia di sangue , ma nessuna parte del suo straziato corpo presentava  lesioni. 

Un primo segno della sua Santità?
Se grande  è stata la lezione di vita di Lucia , altrettanto grande è stata quella offertaci dalla mamma, la signora Anna Caccavale.
Questa donna , non ancora sessantenne, vissuta senza il marito, morto nel periodo bellico, non è mai uscita di casa per undici anni trascorrendo giornate intere a sorreggere il corpicino straziato della figlia.
 Anna Caccavale, oggi distrutta dal dolore, senza  una pensione, rappresenta il vero volto della gente torrese.
 Animo buono, generoso, senza cattiveria, pronto ad affrontare ogni sorta di difficoltà pur di vincere il male.
 La raccomandiamo alle Autorità e ai Partiti politici perché con sollecitudine le venga assicurata almeno una vecchiaia meno dolorosa.
Lucia che è morta da Santa e al cui caso la Chiesa, fatto insolito, stante il naturale riserbo in queste circostanze, sta mostrando un certo interesse, fino ad oggi avrebbe miracolato cinque persone: un giovane di Trecase rimasto muto dopo una forte paura; un uomo di Torre colpito da un tumore al cervello; la suocera di un ex calciatore del Savoia che accusava un dolore alla vescica  e del quale si  disconosceva la natura; un vecchio e una partoriente.
Oggetti votivi testimoniano dei miracoli compiuti da Lucia.
A quando il processo per la sua santificazione? Siamo certi che presto questo interrogativo troverà una risposta positiva.
"Mamma che ore sono?"
Mezzanotte , figlia mia.
"Mamma, ora me ne vado"
Così Lucia  abbandonò questa valle di lacrime ricongiungendosi con il Signore.
Senza un lamento.
Soltanto con un sorriso.
Come sempre. "


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