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venerdì 6 febbraio 2015

ECCO PERCHE' L'EROE DELL'AMBA ALAGI ERA STATO A TORRE ANNUNZIATA!

 

   "TOSELLI"

 Ecco l'articolo pubblicato in prima pagina da "E' permesso" , giornale cittadino, del 1 Marzo del 1936.



Incuriosito, mi sono letto l'articolo, ed allora ho collegato il 
tutto!



Pietro Toselli è stato un ufficiale maggiore del Regio Esercito che ha sacrificato la sua vita nella sanguinosa e tragica battaglia  sull'altopiano dell'Amba Alagi, il 7 Dicembre del 1895, durante il conflitto italo etiopico, combattendo contro le forze armate del Negus Menelik II, preludio alla disfatta totale.



La morte eroica del Maggiore Toselli, che oppose una strenua resistenza, con i suoi 2000 soldati, al nutritissimo  esercito abissino, composto da 25 mila uomini bene armati, rimase scolpita nella memoria degli italiani a lungo.
Invano il gruppo degli uomini di Toselli attesero l'arrivo dei soccorsi da parte delle truppe italiane poco distanti, il loro destino era segnato, scelsero di morire da eroi, Toselli in testa!
 
Nell'arco di un paio di anni numerosi comuni e città dedicarono al Maggiore Pietro Toselli numerose strade e piazze in tutta Italia, addirittura cori e canzoni.

 https://www.youtube.com/watch?v=xLd7oWtPLeshttps://www.youtube.com/watch?v=xLd7oWtPLes

Torre Annunziata partecipò anch'essa con questo simbolico gesto con una delibera amministrativa ma, a differenza di altri comuni, poteva vantarsi di avere avuto Pietro Toselli come Capitano nella Real Fabbrica delle Armi, ricordato ed ammirato da tanta gente.

Nell'articolo si parla anche di una targa esposta nella strada che venne a lui intitolata. 
Il luogo prescelto, che avrò percorso nella mia gioventù' migliaia di volte, era la stradina di fronte alla Fabbrica delle Armi, la targa che presumibilmente doveva essere apposta nella zona che ho evidenziato in rosso con la freccia, è svanita nel tempo...  
        



































sabato 12 luglio 2014

15 LUGLIO, CLAUDIO AVEVA APPENA COMPIUTO VENT'ANNI...

                               15 LUGLIO 1895-2022




Claudio Prisco, per gentile concessione Matteo Viviano




IN OCCASIONE DEL 127° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI CLAUDIO PRISCO PUBBLICHIAMO QUESTO PICCOLO OMAGGIO AL RICORDO DI UN ALTRO FIGLIO DI TORRE ANNUNZIATA IMMOLATOSI GIOVANISSIMO ALLA PATRIA, NEL 1915,  IN QUELLA TERRIBILE TRAGEDIA CHIAMATA PRIMA GUERRA MONDIALE.
CON QUESTI RICORDI DEDICATI AI NOSTRI UOMINI, MORTI IN CIRCOSTANTE EROICHE, VOGLIAMO RICORDARE E RACCONTARE TUTTO QUELLO CHE SIAMO RIUSCITI A RECUPERARE TRA I VARI RICORDI CONSERVATI TRA I LIBRI E GLI ARCHIVI, AFFINCHE' RESTI VIVA L'IMMAGINE E LE GESTA DI MIGLIAIA DI UOMINI IMPEGNATI IN QUELLA CHE , PROBABILMENTE, E' STATA LA PIÙ GRANDE CATASTROFE DELLA STORIA DELL'UMANITÀ.

 CLAUDIO ATTILIO PRISCO, QUESTO IL SUO NOME COMPLETO DICHIARATO ALL'ANAGRAFE, NACQUE IL
15 LUGLIO 1895, IN UNA ABITAZIONE DI VIA DEL POPOLO, LA STRADA PRINCIPALE TORRESE, 




L'ATTUALE CORSO VITTORIO EMANUELE III. 
I GENITORI ERANO DOMENICO PRISCO, IMPIEGATO QUARANTADUENNE MENTRE LA MADRE ERA ERNESTA BONIFACIO.
 L'ATTO DI NASCITA VENNE REDATTO DUE GIORNI DOPO LA NASCITA, OSSIA IL 17 LUGLIO 1895.




















PARTICOLARE CURIOSO DA NOTARE SUL REGISTRO, IN UN PRIMO MOMENTO VENNE INDICATO IL NOME COMPLETO IN TARQUINIO CLAUDIO ATTILIO PRISCO SALVO POI RIPENSARCI E INSERIRE SOLTANTO CLAUDIO ATTILIO.
LA GIOVANE VITA DI CLAUDIO INTRAPRESE SUBITO LA STRADA MILITARE CON L'ISCRIZIONE ALLA SCUOLA  "LA NUNZIATELLA " DI NAPOLI CHE PERCOSSE CON OTTIMI RISULTATI.
APPENA CONSEGUITA LA MATURITÀ VENNE INSERITO, COME ALLIEVO UFFICIALE , NEL 30° FANTERIA.
CON IL GRADO DI SOTTOTENENTE  PRESE IL SUO RUOLO NELL'INIZIO DELLA GUERRA NEL 1915.
IN QUEI GIORNI , L'INIZIO DELLE OSTILITA', MOSSE SULL'ALTOPIANO CARSO MIGLIAIA DI GIOVANI ITALIANI  CHE SACRIFICARONO LA LORO VITA IN UNO SLANCIO DI GENEROSITÀ ENCOMIABILE.
CLAUDIO ERA LI , ASSIEME AD ALTRI CENTINAIA DI RAGAZZI TORRESI, A COMBATTERE IN NOME DI UNA PATRIA E DI UNA FEDE CHIAMATA ITALIA
IL MONTE SEI BUSI ERA L'AVAMPOSTO DEL GROSSO DELLA FANTERIA ITALIANA, DA META' OTTOBRE INIZIO' LA TERZA BATTAGLIA DELL'ISONZO CON IL 15° FANTERIA , DOVE ERA CONFLUITA LA COMPAGNIA DI  CLAUDIO.
IN UNO SLANCIO CORAGGIOSO ED EROICO, ALLA TESTA DEI SUOI UOMINI, CLAUDIO  VENNE COLPITO MENTRE INIZIAVA L'ASSALTO ALLE POSTAZIONI NEMICHE NELLA GIORNATA DEL 21 OTTOBRE DEL 1915.

 








AVEVA APPENA VENTI ANNI.

CON DECRETO DEL 23 MARZO DEL 1919, VENNE CONFERITA ALLA SUA MEMORIA LA MEDAGLIA D'ARGENTO AL VALOR MILITARE.
ECCO LA MOTIVAZIONE : 
"AL SOTTOTENENTE DEL 15° REGGIMENTO FANTERIA PRISCO CLAUDIO DI TORRE ANNUNZIATA (NAPOLI).
ALLA TESTA DEL PROPRIO REPARTO, DANDO MIRABILE ESEMPIO DI CORAGGIO, SI SLANCIAVA ALL'ASSALTO DI UNA TRINCEA NEMICA.
PENETRATOVI PER PRIMO, VENNE COLPITO A BRUCIAPELO E VI INCONTRAVA GLORIOSA MORTE
MONTE SEI BUSI 21 OTTOBRE 1915"
TORRE ANNUNZIATA VOLLE ONORARE E RICORDARE LA MEMORIA DEL GIOVANE FIGLIO CON LA  DENOMINAZIONE DI UNA STRADA CHE PORTASSE IL SUO NOME. LA STRADA SCELTA FU' QUELLA CHE IN CITTÀ ERA CHIAMATA VIA PASTORE ORIENTALE, IL 26 MARZO DEL 1961, NELLA SEDUTA DELLA COMMISSIONE CONSILIARE  PER LA TOPONOMASTICA LA STRADA VENNE AGGIORNATA IN VIA CLAUDIO PRISCO.

A MARGINE DI QUESTO RACCONTO VOGLIO INSERIRE UN PAIO DI  CONSIDERAZIONI:

1) FORSE , PER ONORARE AL MEGLIO LE NUMEROSISSIME VITTIME DELLA 1° GUERRA MONDIALE DEL 1915-18, SAREBBE STATO OPPORTUNO INTITOLARE UNA STRADA PRINCIPALE,  (PER ESEMPIO, CORSO VITTORIO EMANUELE III),  AGLI OLTRE 500 FIGLI TORRESI SACRIFICATI IN NOME DELLA PATRIA NELL'ASSURDA E CATASTROFICA GUERRA.

2)  TROVO, IN GENERALE, CHE IL CARTELLO INDICANTE LA STRADA IN QUESTO MODO SIA ASSOLUTAMENTE INUTILE E PERFINO OFFENSIVO PER LA MEMORIA DEL PERSONAGGIO A CUI E' RIFERITO.
BASTEREBBE POCO PER MIGLIORARLO, CON ALMENO LE INDICAZIONI MINIME CHE SERVANO A RICONOSCERE E A FAR RICORDARE AI POSTERI  PERCHÉ QUELLA TALE STRADA E' STATA INTITOLATA AL PERSONAGGIO. 

UNA CITTÀ COME LA NOSTRA AVREBBE POTUTO FARE DI PIÙ E MEGLIO!







venerdì 11 aprile 2014

12 APRILE, E' IL GIORNO DELL'UOMO DELLE TERME, VITO NUNZIANTE!!!

                                                        12 APRILE 1775

VITO NUNZIANTE E' STATO UN PERSONAGGIO MOLTO IMPORTANTE PER TORRE ANNUNZIATA, 
GENERALE DEL REGNO, UOMO POLITICO, IMPRENDITORE, LE TERME VESUVIANE DA LUI PORTATE ALLA LUCE SONO IL RISULTATO FINALE DEL SENSO DELL'INGEGNO E DELLE CAPACITA' CHE QUEST'UOMO SEPPE  METTERE A DISPOSIZIONE NELLE VARIE LOCALITA'  IN CUI PRESTO' LA SUA OPERA.
RICORDIAMO CHE IL 12 APRILE 1775 E' IL GIORNO DELLA SUA NASCITA IN QUEL DI CAMPAGNA D'EBOLI  MENTRE LA SUA MORTE RISALE AL 22 SETTEMBRE 1836, CAUSATA DAL TERRIBILE MORBO NERO DI CUI RESTO' INFETTATO A NAPOLI QUATTRO ANNI PRIMA.
TRASFERITO A TORRE SECONDO LE SUE VOLONTA', VOLLE CURARSI CON LE ACQUE DELLE TERME DA LUI SCOPERTE  RESTANDO IN VITA ANCORA QUATTRO ANNI.
VI PROPONGO QUESTA LETTURA DELLA SUA PERSONA DA UN LAVORO DI GIUSEPPE CIVILE TRATTO DALLA TRECCANI.

NUNZIANTE, Vito

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 78 (2013)
di Giuseppe Civile
NUNZIANTE, Vito. – Nacque il 12 aprile 1775 a Campagna d’Eboli, ora in provincia di Salerno, da Pasquale e da Teresa Notari.
Quarto fra gli undici figli di una famiglia di media borghesia provinciale – esponenti qualificati nella società locale, cui non mancavano proprietà terriere – secondo uno schema abbastanza diffuso gli era stata destinata una carriera ecclesiastica. Cominciò dunque gli studi necessari, avendo come insegnante il prozio paterno canonico Antonino Nunziante, prebendario della cattedrale.
Nel 1794 fu sorteggiato per la leva e questo fatto occasionale cambiò in maniera radicale e definitiva la sua vita, legandola al mestiere delle armi. Inizialmente fu assegnato come furiere al reggimento di fanteria Lucania e nel 1797 venne promosso ufficiale come alfiere. In quell’anno aveva sposato l’appena sedicenne Faustina Onesti, appartenente a una famiglia di Campagna che pure vantava più di un esponente nel clero locale. Tramontata definitivamente la prospettiva di una carriera ecclesiastica, un matrimonio del genere suggeriva quella di un rientro al paese d’origine e di un futuro nella società locale non dissimile da quello dei genitori. Un’ipotesi che sembrò rafforzarsi nel 1799 quando, dopo lo sfaldarsi dell’esercito e l’esilio del re in Sicilia, dovette ritornare a Campagna.
Ma le sue intenzioni erano evidentemente diverse. Venuto a conoscenza dei tentativi del cardinale Fabrizio Ruffo di riorganizzare sbandati e volontari in un esercito controrivoluzionario, si impegnò immediatamente su questo fronte, riuscendo a raccogliere circa mille combattenti. Nacque così, con l’investitura del cardinale e per esso del re in esilio, il Reggimento Montefusco, alla cui testa Nunziante fu promosso colonnello. Questa iniziativa personale, presa in un momento di assoluta incertezza e latitanza del potere costituito, segnò accanto alla professione militare il secondo aspetto caratterizzante della sua vita: un rapporto diretto e di fedeltà assoluta con la dinastia borbonica che non sarebbe mai venuto meno.
Nel 1806, al momento del secondo e più lungo esilio siciliano, Nunziante era a capo delle truppe durante la ritirata in Calabria, e poi accanto al re in Sicilia, dove nel 1809 sposò in seconde nozze Camilla Barresi, nata a Lipari da una nobile famiglia di Messina. Dal primo matrimonio erano nati quattro figli, altri otto sarebbero venuti dal secondo.
Era governatore delle Calabrie al termine dell’età napoleonica e fu testimone diretto della cattura e dell’esecuzione di Gioacchino Murat. In quell’occasione il suo comportamento, rispettoso e pietoso nei confronti dello sconfitto, testimoniò che la sua fedeltà ai Borboni non ne faceva un servo sciocco della dinastia, né un accanito reazionario. La conferma di un atteggiamento di indipendente moderazione si sarebbe avuta nelle successive vicende del 1820-21. Benché non sia azzardato ritenerlo un convinto assertore della monarchia amministrativa, in base alla sua esperienza diretta come luogotenente generale non esitò nel consigliare al re di concedere la costituzione, che gli sembrava un autentico desiderio del popolo.
Con gli anni Venti la fase più attiva della sua carriera militare si può considerare conclusa, e con essa la parte più inattesa e avventurosa della sua fortuna. Lo sconosciuto provinciale, furiere non ancora ventenne a fine Settecento, era salito ai gradi più alti dell’esercito, aveva assunto responsabilità di indubbio valore anche politico e, soprattutto, si era meritato la fiducia e la riconoscenza della monarchia. Il titolo di marchese conferitogli nel 1816, e una pensione vitalizia di 1500 ducati, ne erano una concreta testimonianza e sancivano visibilmente la sua appartenenza alla fascia più alta della classe dirigente borbonica. Con l’ascesa al trono di Ferdinando II, della cui formazione militare era stato incaricato personalmente, la sua carriera pubblica proseguì con ulteriori successi: la luogotenenza in Sicilia, il comando assoluto dell’esercito nel Mezzogiorno continentale, l’incarico di ministro segretario di Stato ad interim per la guerra e la marina, il titolo di cavaliere commendatore dell’ordine di s. Ferdinando e del Merito.
Accanto agli impegni della vita pubblica trovò però, e ancora di più in questa fase, il tempo per coltivare altri interessi e attività che rivelano aspetti diversi della sua complessa personalità. Da questo punto di vista hanno una particolare importanza iniziative che potremmo considerare di natura a metà fra l’economico e lo sperimentale. Fra le più tradizionali si può ricordare l’assunzione di privative: dallo scavo dei pozzi artesiani alla fabbricazione e vendita dei cristalli, dai cappelli di seta del Bengala alla produzione di borace, allume e acido solforico. Ma oltre a ciò non vi fu regione del Regno in cui non si impegnasse in imprese spesso di dubbio fondamento e risultato.
In Basilicata prese in enfiteusi perpetua dal Comune di Latronico il monte Alpi per sfruttarne le cave di marmo; negli Abruzzi si impegnò nella bonifica del Pescara ed esplorò giacimenti di carbone e altri minerali, come in Calabria; in Sicilia affittò terreni del Comune di Melissa per l’estrazione dello zolfo; in Campania fece costruire a Torre Annunziata uno stabilimento termale, la Vesuviana Nunziante, e partecipò all’affitto dei mulini di Napoli.
Le due iniziative più significative, e che meglio si prestano a chiarire il carattere delle sue attività, furono il censo dell’isola di Vulcano, ottenuto fin dal 1807 dal vescovo di Lipari, e la bonifica della piana di Rosarno in Calabria.
A Vulcano, dove lo scopo principale era lo sfruttamento minerario dell’isola, la manodopera, come in molti altri casi, fu costituita da servi di pena, cioè galeotti che lavoravano in regime di semilibertà e sotto la garanzia del datore di lavoro. L’estrazione dei minerali, zolfo, borace, allume e altro, fu inizialmente assai difficile e si rivelò poi di qualità mediocre. Nonostante ciò Nunziante non abbandonò l’impresa, anzi l’ampliò ben presto secondo un modello a metà fra lo sperimentale e il paternalistico: sorsero sull’isola abitazioni per i lavoranti e una chiesa dove un sacerdote li potesse assistere spiritualmente, fu costruita una strada per agevolare il trasporto del materiale, un chimico fu ingaggiato per migliorare la qualità dei prodotti. Che le operazioni condotte a Vulcano risultassero economicamente vantaggiose è molto dubbio, certo esse testimoniano una intraprendenza non del tutto usuale negli alti ranghi del Regno borbonico.
Rilevante più dell’esperienza a Vulcano fu l’iniziativa presa nella piana di Rosarno. Il terremoto del 1783 aveva profondamente dissestato la zona, rendendola in gran parte paludosa. Ne erano seguiti un progressivo spopolamento, e condizioni sanitarie ed economiche particolarmente gravi della popolazione rimasta. Nel 1817 Nunziante, come commissario civile per la Calabria e la Basilicata, aveva ispezionato la zona e presentato un rapporto a Napoli proponendone la bonifica. In mancanza di risorse pubbliche e di un’offerta privata in cambio di un compenso in terreni, si assunse direttamente l’incarico. Il contratto con il Comune di Rosarno, stipulato nel 1818, prevedeva entro cinque anni la sistemazione idraulica e la bonifica dei suoli dall’abitato fino al mare, in cambio dei tre quarti del terreno bonificato. I lavori furono ultimati nell’estate del 1822, in anticipo sul termine contrattuale e riguardarono complessivamente 1607 tomolate di terra, pari a oltre 470 ettari. Al Comune andarono le terre più pregiate, vicine all’abitato e più facilmente coltivabili, e a Nunziante il resto, oltre 1300 tomolate che si estendevano nella piana verso il mare fino al confine del Comune di Gioia.
Subito dopo iniziarono i lavori per dissodare e mettere a coltura la nuova proprietà, di cui si sarebbe occupato fino al 1834 Guglielmo Gasparrini, un botanico di grande prestigio, già direttore dell’orto botanico di Palermo e poi professore all’Università di Napoli. Accanto alla coltivazione dei cereali trovarono posto oliveti e agrumeti, il sommacco e la robbia oltre alla gelsobachicoltura, impiantata con la consulenza di un esperto venuto apposta da Bergamo. Si ricorse a contratti di affitto soprattutto per i terreni coltivati a cereali; olivi, agrumi e bachicoltura furono invece affidati a contratti di colonia partecipativa; il lavoro salariato servì per la sistemazione dei terreni, l’impianto di nuove colture e la trasformazione dei prodotti agricoli. A tutto ciò provvide una popolazione crescente formata in parte da servi di pena, e per il resto da lavoratori delle zone vicine attirati dalla offerta di Nunziante: terra da coltivare secondo le proprie possibilità di lavoro e con due anni di locazione gratuita.
In breve tempo oltre 500 coloni si stabilirono in maniera permanente nel neonato villaggio di San Ferdinando, che era sorto anch’esso secondo un preciso disegno del marchese: una via principale delimitata ai due estremi dal palazzo padronale e dalla chiesa, e ai suoi lati le fila di casette destinate agli abitanti, cui si erano aggiunte presto delle più misere ‘pagliare’. Come già, in parte, era stato fatto a Vulcano, un sacerdote, un medico e un piccolo numero di artigiani completarono inizialmente i servizi offerti agli abitanti del villaggio.
Per capire correttamente la particolarità dell’esperimento di San Ferdinando bisogna tener presente la parte svolta in esso da Nunziante. Non solo infatti egli ne fu l’animatore e il gestore, ma anche l’assoluto proprietario delle terre, delle case e di tutti i servizi che ne facevano parte, svolgendo così un ruolo totalizzante che, se da un lato rappresentò il culmine delle sue attività innovative sul piano economico e sociale, dall’altro gli conferì nei confronti del territorio e della comunità nascente un potere che, più di una volta e seppure impropriamente, sarebbe stato definito feudale.
San Ferdinando risultò di primaria importanza nella vita del marchese e della famiglia per diversi motivi: rappresentò un ulteriore e stabile motivo di legame con la Calabria; rafforzò quello che per un compiuto profilo di grande notabile era forse l’anello più debole, e cioè il possesso di una estesa proprietà fondiaria; fu il punto d’avvio non solo della più significativa delle tante iniziative di Nunziante, ma anche della più duratura. Da San Ferdinando sarebbe partita la ricostruzione delle fortune della famiglia dopo la crisi dell’Unità e nel 1911 il predicato si sarebbe aggiunto ufficialmente al titolo di marchesi.
Anche in Calabria le costanti nelle iniziative di Nunziante non cambiarono. La persistente tutela della monarchia, il ricorso ai servi di pena, il rapporto con gli enti locali, i modesti risultati economici e, in alcuni casi, l’evidente assenza di una ragionevole valutazione del rapporto costi-benefici, ne mettono in evidenza il carattere insieme protetto e sperimentale. Nunziante fu a lungo presente sul campo, partecipò personalmente alla progettazione e alla realizzazione dei lavori, vi coinvolse esperti di fama, come Gasparrini o il geologo Leopoldo Pilla, spinto anche da una evidente curiosità culturale.
Va ricordato, a tale proposito, che già nel 1819 era socio dell’Accademia florimontana degli Invogliati, colonia dell’Arcadia di Roma, con il nome di Palmerino Emerissio, e negli stessi anni, quelli della bonifica, socio onorario della Società economica di Calabria Ultra Prima. La maggior parte dei suoi interessi culturali andava agli studi scientifici, per i quali fu anche in corrispondenza con Jean-Baptiste Biot, famoso fisico e astronomo francese. Negli anni Trenta, sul finire della carriera, entrò nell’Accademia reale di belle arti, nell’Accademia palermitana di scienze e lettere, nel Real istituto di incoraggiamento, nella Société polytechnique e nell’Institut historique di Parigi.
Accanto agli impegni pubblici, culturali ed economici, non mancò quello di consolidare la posizione della famiglia in modo da trasformare la sua straordinaria fortuna personale in qualcosa di duraturo. Una scelta significativa a questo proposito fu quella della carriera militare, simbolo del rapporto privilegiato con la monarchia, per tutti i figli maschi. Nel 1834 il matrimonio del primogenito Ferdinando con Maria Giuseppa Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei duchi di Laurenzana testimoniò poi l’intenzione di radicare la famiglia nell’élite aristocratica del Regno.
Nunziante, cui sarebbe stato riconosciuto dai discendenti un ruolo di capostipite dinastico, morì due anni dopo, il 22 settembre 1836.
Fonti e Bibl.: Arch. di Stato di Napoli, sez. Arch. privati, Arch. Nunziante; G. Gasparrini, Discorso intorno l’origine del villaggio di San Ferdinando e sopra le principali cose che quivi si coltivano, s.d. s.l.; R. Liberatore, Elogio funebre del marchese V. N., Napoli 1836; F. Palermo, Vita e fatti di V. N., Firenze 1839; F. Nunziante, La bonifica di Rosarno e il villaggio di San Ferdinando. Saggio di storia agraria, Firenze 1929; N. Cortese, Il generale V. N. e la rivoluzione napoletana del 1820, Benevento 1930; F. Nunziante, Il generale V. N. (1775-1836), a cura di U. Caldora, Napoli 1964; G. Civile - G. Montroni, L’archivio privato del N. di San Ferdinando e la storia dell’economia del Mezzogiorno in età contemporanea, in Società e storia, II (1979), pp. 601-604; J. Davis, Società e imprenditori nel regno borbonico 1815/1860, Bari 1979, III, pp. 219-323; B. Polimeni, San Ferdinando e i N.: cronistoria, Soveria Mannelli 1988; G. Civile - G. Montroni, Tra il nobile e il borghese. Storia e memoria di una famiglia di notabili meridionali, Napoli 1996; G. Montroni, Gli uomini del re. La nobiltà napoletana nell’800, Catanzaro 1996, capp. I-III, pp. 3-93.

venerdì 4 aprile 2014

30 NOVEMBRE, NASCE L'UOMO CHE TRACCIA UN SOLCO NELL'ECONOMIA TORRESE.. FOTO E DOCUMENTI!!!

DOMENICO ORSINI
              30 novembre 1841

In occasione dell'anniversario della nascita di Domenico Orsini, uno dei pionieri dell'arte bianca di Torre Annunziata, ho  voluto pubblicare in questo post diverse note inerente la sua figura in cui viene esaltata la capacità e la bravura di un personaggio di elevato spessore nel campo degli investimenti, della produttività e della capacità organizzativa, finemente illustrate nell'articolo del Dizionario Biografico Treccani, scritto da  Silvio de Majo.
Autentico protagonista degli anni d'oro dell'epopea torrese, Domenico Orsini lo ritroviamo nei passaggi principali sempre come attore principale nell'evoluzione dell'arte bianca, da padronale ad industriale, inserendosi da protagonista nella vita economica in generale, seguito negli anni anche dai figli che proseguirono l'attività dopo la sua morte.
Dalla sua figura è stato tratto il bellissimo film "Francesca e Nunziata", capolavoro scritto da Maria Natale Orsini, la nipote di Federico, primogenito di Domenico.
Ho inserito inoltre alcuni documenti, da me ritrovati,  riguardanti la nascita di Domenico e Federico con i loro ritratti dell'epoca, tratti da un libro storico torrese "Indagini storiche su Torre Annunziata" di Francesco Dati.
Vi invito a leggere il lavoro di Silvio de Majo, puntuale e completo di notizie per ricordare  ed apprendere come si muovevano i nostri avi nel difficile campo economico e lavorativo 150 anni fa', con i risultati eccellenti che non siamo stati capaci di mantenere nel secolo scorso, depauperando il patrimonio morale, economico , produttivo e civile per cui impiegarono la loro vita i nostri bisnonni.

" Nacque a Torre Annunziata, in provincia di Napoli, il 30 novembre 1841, da Raffaele e da Teresa Giordano, ultimo di undici figli di uno 'sfarinante' di grano. 

NASCITA DOMENICO ORSINI




A 13 anni, subito dopo la prematura morte del padre, iniziò a lavorare; divenne prima «sensale in granaglie e altri generi sfarinati», e poi uomo di fiducia di un «commissionario in grani e cereali assai introdotto» (Collotti, 1903, p. 478). Nel 1869 sposò Francesca Atripaldi

NELLA PARTE BASSA DEL DOCUMENTO, IL MATRIMONIO DI DOMENICO ORSINI CON FRANCESCA ATRIPALDI
e, grazie alla dote di questa (4000 lire), poté aprire un piccolo mulino e pastificio e avviare un commercio in proprio. Con i buoni utili realizzati ampliò l’attività e nel 1875 prese in affitto un locale più vasto; in breve fu nella condizione di alloggiare e acquistare nuovi macchinari e di arrivare
così a una produzione mensile di 3000 quintali di pasta.

Da quel momento in poi assunse i tratti di un tipico imprenditore schumpeteriano: innovatore, impegnato a acquisire il know how per competere sul mercato, attento alle giuste alleanze per raccogliere i capitali necessari ad adeguamenti tecnologici e a migliori collegamenti commerciali. Allo stesso tempo evitò formule societarie di tipo anonimo (società per azioni), preferendo curare personalmente fin nei minimi particolari la gestione dell'impresa e, appena possibile, trasferì ai figli le proprie competenze.
Nel 1881 visitò l’esposizione di Milano per prendere visione dei nuovi mulini meccanici e ne acquistò uno, di piccole dimensioni, fabbricato dalla ditta Ganz e C. di Budapest. Il 10 giugno 1882 costituì una società in nome collettivo (snc) con i fratelli Camillo e Luigi Potestà, originari del Molise, residenti uno a Roma e l’altro a Torre Annunziata, titolari di una ditta dal 1880 impegnata nel commercio granario, attiva tra Roma e la Campania. La nuova società aveva per oggetto «la compera di cereali per rivenderli manifatturati in farine semolini e paste; come pure la costruzione di uno stabilimento a vapore per adibirlo alla manifatturazione suddetta» (Contratti di società, vol. 7). Forte di un capitale di 300.000 lire, sottoscritto a metà con i fratelli Potestà, Orsini costruì velocemente un mulino in via Fontanelle a Torre Annunziata.
Si trattava di un «grande fabbricato rettangolare» di quattro piani dotato di moderni impianti di macinazione a cilindri – vale a dire: «due cilindri Brahm [...], tre cilindri Dost [...], quattro cilindri Vittoria […], una macchina per miscele delle farine […], cinque buratti Poggioli, cinque buratti comuni, un buratto centrifugo, una macchina pulitrice da semolino» (ibid., vol. 17) – di due lavagrano, di tre cilindri svecciatori e di una colonna pulitrice. L’energia era fornita da due macchine motrici, una della società Guppy e C. di Napoli e una della società Escher e Weiss di Zurigo.
Iniziava così l’attività di uno dei più grandi mulini di Torre Annunziata, tra i principali protagonisti dell’evoluzione imprenditoriale e tecnologica dell'industria molitoria e della pastificazione dell'area. Con diverse decine di opifici, Torre Annunziata si inseriva infatti nella più generale trasformazione del settore nella provincia di Napoli, al servizio di quella che ai tempi era la più popolosa città d’Italia, sia per la panificazione, sia per la produzione di pasta secca, un alimento in crescente diffusione tra i napoletani e sempre più prodotto in piccoli e medi pastifici.
Nei mulini – attivi soprattutto nella fascia costiera compresa tra Napoli e Castellammare – si ebbe una progressiva sostituzione delle antiche macine a forza animale o idraulica con moderni impianti a vapore, sotto la spinta prima del grande stabilimento Wegmann Bodmer installato nel 1872 a San Giovanni a Teduccio (capitale di lire 1.500.000), poi, dal 1887, della Società anonima dei mulini di Napoli (capitale di lire 2.000.000). Benché più modesti, i mulini attivi a Torre Annunziata, Gragnano, Castellammare e in numero minore in altre località della provincia erano assai innovativi e dotati di una potenzialità produttiva superiore a quella dei tradizionali impianti di macinazione locali. Inoltre usufruivano dei due importanti scali marittimi di Torre Annunziata e Castellammare per gli approvvigionamenti di grano.
A partire dagli anni Settanta, nei pastifici collocati in fabbriche adibite anche alla macinazione del grano fu avviata la sostituzione dei vecchi utensili manuali in legno per l’impastamento, la gramolazione e la pressatura, con macchine in ferro alimentate da motori a vapore. Questa innovazione fu introdotta da Orsini solo dopo lo scioglimento anticipato della società Orsini & Potestà, avvenuta nel febbraio 1884, quando decise di portare avanti da solo la produzione di sfarinati e la meccanizzazione del pastificio sia nella metà della fabbrica di sua proprietà, sia in quella dei fratelli Potestà presa in affitto per due anni. Alla scadenza del contratto, nel marzo 1886, l’affitto di quest’ala della fabbrica fu rilevato dalla " snc Orsini & Formisano", una nuova società appositamente costituita col solo scopo di "sfarinamento di grani"; Orsini assunse un ruolo cruciale (con circa un quarto del capitale di 102.000 lire), ancora accanto ai fratelli Potestà e a diversi altri imprenditori e commercianti torresi, tra i quali i fratelli Pietro e Domenico Formisano, impegnati anch’essi nella panificazione.
Parallelamente all’attività industriale Orsini si occupò anche di quella creditizia.Fu uno dei 33 fondatori della Banca commerciale di Torre Annunziata, società anonima sorta nel luglio 1883 con un capitale di 100.000 lire e l'esplicito scopo «di cooperare allo sviluppo dei diversi rami del Commercio e Manifatture locali, facendo operazioni di sconto e cambio, di cambiali ed anticipazioni sopra valori ed altro [tra cui] anticipi su depositi grani e altri generi» (Contratti di società, vol. 4).
Comparivano tra i soci alcuni tra i maggiori commercianti di cereali del Mezzogiorno, come Gaetano Pavoncelli di Cerignola, figlio di Federico, «rappresentante la Ditta Commerciale F.G. Pavoncelli padre e figlio», e Nicola Pavoncelli, figlio del deputato Giuseppe, nonché i maggiori industriali o commercianti di Torre Annunziata. Orsini vi aderì «tanto in nome proprio, che nella qualità di rappresentante la ditta commerciale Orsini e Potestà», all’epoca non ancora sciolta. La banca avrebbe avuto un ruolo importante nello sviluppo industriale e commerciale di Torre Annunziata degli anni seguenti, confermato dai continui aumenti di capitale tra il 1884 e il 1888: prima 300.000 lire, poi 600.000 nel 1887, infine un milione.
Negli anni successivi – mentre anche la Orsini e Formisano veniva sciolta – Orsini allargò la propria attività aggregando progressivamente i figli. Accanto alla Domenico Orsini, che continuava la sua pluridecennale attività, promosse la Fratelli Orsini, una  "snc " costituita nel giugno 1898 dai figli Federico
FEDERICO ORSINI
ATTO DI NASCITA FEDERICO ORSINI
   Alfredo, ai quali si aggiunse nel febbraio 1900 il giovanissimo Pasquale (ancora minorenne, ma già impegnato nelle attività commerciali connesse alla molitura e alla pastificazione assieme ad altri negozianti locali).

La Domenico Orsini accrebbe la sua potenzialità produttiva nel 1895, acquistando tre pulitrici da semola presso la ditta Ganz & C. La Fratelli Orsini, con capitale iniziale di 50.000 lire e sede nel vecchio mulino ristrutturato, sviluppò i propri impianti nei primi anni del Novecento grazie a vari acquisti di macchine per mulino, presse idrauliche per maccheroni e motori elettrici.
Nel 1903 le due fabbriche vantavano rispettivamente 138 addetti e 300 cv e 122 addetti e 120 cv.; possedevano inoltre una propria officina di produzione elettrica, la prima per l’illuminazione del mulino, del pastificio e dell’annessa abitazione di Orsini, la seconda per l’illuminazione dei due reparti della fabbrica e per lalimentazione di un motore elettrico da 30 cv. La Domenico Orsini disponeva anche di un’officina di riparazione della macchine, che occupava 16 operai. La produzione complessiva raggiungeva 800 quintali di grano sfarinato e 250 quintali di pasta al giorno.
Come riconoscimento per i suoi successi imprenditoriali Orsini l’8 marzo 1903 fu nominato Cavaliere del lavoro.Tuttavia, non soddisfatto di queste attività si lanciò nel settore commerciale. Nellottobre 1902 fu tra gli otto fondatori della Società commissionaria agricola industriale, unanonima per azioni dotata di un capitale di 200.000 lire. Ad affiancarlo il figlio maggiore, avvocato Federico, che in quel momento era anche direttore della Banca commerciale di Torre Annunziata, e alcuni importanti finanzieri e commercianti napoletani: Carlo e Teodoro Cutolo, Gaetano Savarese, Filippo Regnoni, Roberto Moschitti e Giorgio Sorrentino. L’azienda, con sede in Napoli e dipendenza a Torre Annunziata, si proponeva «la compravendita di cereali ed altre merci e prodotti per conto proprio o per rappresentanza di compratori o venditori esteri e nazionali» (Contratti di società, vol. 118). La partecipazione a questa iniziativa consentì a Orsini di affermarsi tra gli attori principali della rete imprenditoriale torrese, partecipe di numerosi affari legati allo sviluppo del territorio cittadino e ben radicata nel tessuto degli affari napoletani.
Si inserì così da protagonista nella grande espansione del settore molitorio e pastaio della provincia di Napoli del periodo, con circa 200 unità produttive – soprattutto a Torre Annunziata e Gragnano – e una produzione di pasta pari al 60-70% della capacità nazionale, con una continua progressione delle esportazioni, in particolar modo transoceaniche. Nel dicembre 1904 promosse la snc Domenico Orsini e figli (quattro dei maschi: Federico, Alfredo, Errico e Pasquale), dando vita alla maggiore azienda di Torre Annunziata – con un capitale di 400.000 lire, per  metà sottoscritto da lui stesso e il resto in parti uguali da ciascun figlio – dedita a «sfarinazione e fabbricazione e rivendita delle paste […] commercio dei grani e prodotto di essi» (Contratti di società, vol. 132).
All’apice della propria vita imprenditoriale, morì pochi mesi dopo, il 5 aprile 1905 a Torre Annunziata.
Ne continuarono l’attività i figli e la moglie Francesca, sotto la cui gestione l’azienda conobbe un periodo di generale sviluppo e prosperità (Dati, 1962, p. 218). Sulla sua figura di dinamica imprenditrice la discendente Maria Orsini Natale ha scritto il romanzo Francesca e Nunziata (Avagliano, Cava dei Tirreni, 1995), dal quale è stato tratto l'omonimo film di Lina Wertmüller (2001).
Fonti e Bibl.: Arch. di Stato di Napoli, Tribunale civile di Napoli, Contratti di società, voll. 4, p. 132; 7, p. 39; 17, p. 339; 75, p. 301; 90, p. 445; 91, p. 260; 102, p. 330; 110, p. 176; 111, p. 446; 118, pp. 360, 472; 122, p. 614; 132, p. 103; 137, p. 148. Altre notizie si ricavano dal Supplemento al Foglio periodico della provincia di Napoli. Annunzi legali, n. 48 del 16 giugno 1882; Reale Commissione per l’incremento industriale di Napoli, Cenni descrittivi e statistica delle industrie della città e provincia di Napoli, Napoli 1903, pp. 299-304; G. Collotti (Cigo), I cavalieri del lavoro, Catania 1903, pp. 477-484. In generale sull'industria molitoria e pastaria: E. Vita, L’industria della molitura e pastificazione nella Campania e l’istituendo «Consorzio italiano cereali», Napoli 1920; F. Dati, Indagini storiche di Torre Annunziata e della sua grande industria dell'arte bianca , Napoli 1962, pp. 145-255; V. Giordano, L’arte bianca. Mulini e pastifici dall’Unità al fascismo, in Napoli, un destino industriale, a cura di A. Vitale, Napoli 1992, pp. 240 s.; S. de Majo, I pastifici di Gragnano e Torre Annunziata nei secoli XIX e XX, in Comunità d’imprese. Sistemi locali in Italia tra Ottocento e Novecento, a cura di F. Amatori - A. Colli, Bologna 2001, pp. 183-217."

sabato 4 gennaio 2014

DUE GRANDI TORRESI FESTEGGIATI AL COMUNE DI....MILANO!!!

CURIOSA QUESTA NOTIZIA TROVATA NEL PORTALE "ADNKRONOS NEWS", MENTRE IN RETE ERO ALLA RICERCA DI RISULTATI SULLA STORIA DI MICHELE PRISCO, SICURAMENTE LO SCRITTORE TORRESE PIU' CONOSCIUTO AL MONDO.
SECONDO TUTTI I SITI INTERNET, ANCHE SU WIKIPEDIA, LA SUA NASCITA RISALE AL 18 GENNAIO 1920 MA, COME ASSERITO IN  "ADNKRONOS NEWS", LA SUA DATA ESATTA RISALE AL 4 GENNAIO 1920 IN QUANTO IL PADRE DIMENTICO' PER DUE SETTIMANE DI DICHIARARLO ALL'ANAGRAFE, CREANDO QUESTO CURIOSO EQUIVOCO.
MICHELE PUNTUALMENTE FESTEGGIAVA IL 4 GENNAIO  CON I FAMILIARI E GLI AMICI E IL GIORNO 18 GENNAIO CON IL MONDO LETTERARIO.
MICHELE PRISCO MORI' IL 19 NOVEMBRE 2003.
sotto l'articolo ci sono 2 video , il primo è una breve visione sulla sua immagine , il secondo VIDEO  TRATTO DA UN CONVEGNO SULLA FIGURA DEI CUGINI TORRESI MICHELE E PEPPINO PRISCO , CHE SI SVOLSE AL COMUNE DI MILANO... 




venerdì 6 settembre 2013

CROLLA L'EX PASTIFICIO VOJELLO, QUATTRO MORTI A TORRE ANNUNZIATA!!!



Sensazioni. Ricordi. Emozioni.Quando si ritorna dal paese natio inevitabilmente i ricordi acquisiti nel periodo trascorso, lungo o breve che sia stato, affiorano nostalgici, in particolare nei primi giorni del rientro.Da sempre , la visita al Cimitero è una delle tappe fondamentali e piu' emozionanti del tour torrese.Ogni foto cara, ogni loculo di un familiare, un amico o di un semplice conoscente che ho avuto la fortuna di incontrare in vita rilasciano sensazioni che non hanno eguali con altre emozioni.Toccante, questa volta, il ricordo di questa sfortunatissima famiglia, zii di mia madre, i quali perirono tragicamente la notte tra il 30  e il 31 dicembre 1974, alle 4 del mattino, in seguito al crollo del fatiscente stabile dove vivevano al Largo Grazie. Alcuni giorni ininterrotti di forte pioggia fiaccarono la resistenza, già precaria, dei pilastri portanti di un fabbricato dell'ex pastificio Vojello causando la morte di Alfonso Merluzzo, la moglie Rosa e dei giovanissimi figli Carla e Antonio.Il ricordo  di quel giorno di tanti anni fa nelle parole lucide ed emozionate di Zia Titina, sorella di Alfonso , racchiuse in questa frase "..un mucchio di macerie, sotto tutte quelle pietre,  il povero Alfonso aveva provato a salvare la sua famiglia.....che sciagura!!!"Un vago ricordo mi riporta a quel giorno, avevo undici anni, i miei genitori mi raccomandarono di sorvegliare fratellini e sorelline perchè dovevano portarsi sul luogo del disastro  dove "... era successa una cosa terribile". Altri due figli di Alfonso , Andrea e Lucia , si salvarono in modo miracoloso , estratti dalle macerie anche da pompieri giunti da Napoli. Storia curiosa questa dei pompieri napoletani, alcuni di loro appartenevano al ramo della famiglia Merluzzo che abitava a Mugnano, lo scoprirono mentre scavavano alla ricerca di quelli che in effetti erano loro cugini....ma questa è un'altra storia , come è un'altra storia , che forse racconteremo un'altra volta,  delle cause del crollo di un edificio dichiarato  pericolante e inagibile per il quale la famiglia Merluzzo pagava regolarmente l'affitto al signor Grimaldi , come confermato dall'articolista, nonostante Alfonso fosse disoccupato e avesse diritto ad un alloggio decente per la sua famiglia  e non di un "ricovero a tempo determinato " in quanto era prevedibile l'inefficacia e la pochezza della struttura,Sono passati circa quarant'anni , Largo Genzano ha ancora quelle ferite aperte, chissà quando saranno rimanginate, se mai lo saranno...Preciso e dettagliato il racconto del giornalista dell " l'Unità ".Oggi il ricordo è per  le quattro vite che ci lasciarono
l'ultimo giorno del 1974, troppo presto volati in cielo..

sabato 15 giugno 2013

SONO PASSATI 69 ANNI...MA IO NON DIMENTICO!!!NESSUNO DEVE DIMENTICARE!!!

 RINGRAZIO CIRO PER IL PREZIOSO MATERIALE INVIATO, UTILISSIMO STRUMENTO DI STUDIO PER I RAGAZZI TORRESI.
ROCCO CARAVIELLO
 IL 19 GIUGNO 2013 CADE L'ANNIVERSARIO DELLA BARBARA UCCISIONE DEL NOSTRO CONCITTADINO  ROCCO CARAVIELLO , MASSACRATO DAI FASCISTI NEL 1944, ASSIEME AI FAMILIARI MARIA E BARTOLOMEO E AI SUOI AMICI PARTIGIANI.
ALCUNI GIORNI FA HO CHIESTO AL'AMICO CIRO E COSIMO , FIGLI DI ROCCO, DEL MATERIALE  DA DIVULGARE E INCLUDERE IN UNA TESI CHE STANNO PREPARANDO IN UNA SCUOLA TORRESE RIGUARDO A QUEI TRAGICI ANNI. 
GENTILISSIMO, CIRO MI INVIO' DIVERSI ARTICOLI INERENTI LA FIGURA DI SUO PADRE, CHE HO  GIRATO PRONTAMENTE AI RAGAZZI.
ECCO, IO CREDO NELL'IMPORTANZA E NELLA INSISTENZA AFFINCHE' LA DIVULGAZIONE DEBBA ESSERE CAPILLARE , CONTINUA, PENETRANTE NELLE GIOVANI GENERAZIONI, SPECIE IN QUESTO PARTICOLARE MOMENTO CIVILE E POLITICO, CARATTERIZZATO DA UNA FORMAZIONE DI GOVERNO ANOMALO E DALLA DISAFFEZIONE DEGLI ELETTORI. QUESTO CLIMA DI INCERTEZZA PUO' CAUSARE  FENOMENI INTOLLERABILI , UN ESEMPIO PER TUTTI SONO I CONTINUI E RIPETUTI CORTEI DEI GIOVANI DI DESTRA CHE SI STANNO TENENDO IN QUESTI GIORNI IN DIVERSE CITTA' ITALIANE, NAPOLI E MILANO IN PRIMIS.
PER QUESTO, RICORDARE, ONORARE E TRAMANDARE  IL RICORDO DI CHI HA SACRIFICATO LA PROPRIA VITA PER DARCI UN MONDO MIGLIORE E' IL MINIMO CHE POSSIAMO FARE PER EVITARE IL BARATRO.
VIVA ROCCO CARAVIELLO E TUTTI I PARTIGIANI CHE HANNO PERSO LA VITA PER NOI!!!

                  RIPROPONGO L'ARTICOLO PUBBLICATO IL 17 DICEMBRE 2011
                          26 GIUGNO 1972
E' PROPRIO IN QUESTA GIORNATA CHE NELL' EDIZIONE DELL " L'UNITA ' " VIENE PUBBLICATO L' ARTICOLO RIGUARDANTE LA DEDICA DI UNA SEZIONE DEL PCI AL NOSTRO VALOROSO CONCITTADINO E COMPAGNO ROCCO CARAVIELLO.
NEL GIUGNO DEL 1944 VENNE ASSASSINATO DAI FASCISTI DELLA FAMIGERATA BANDA CARITA' , MENTRE IL GIORNO DOPO VENNERO UCCISI I COMPONENTI DEL SUO GRUPPO , TRA CUI  IL CUGINO BARTOLOMEO E LA MOGLIE MARIA PENNA CARAVIELLO.
A QUESTO INDIRIZZO POTRETE TROVARE LA BIOGRAFIA DI ROCCO , TRATTA DAL SITO DELLA RESISTENZA TOSCANA 
http://resistenzatoscana.it/biografie/caraviello_rocco/.
NUMEROSISSIMI I SITI SU INTERNET CHE ESALTANO LA FIGURA DEL NOSTRO VALOROSO EROE, NOI RICORDEREMO SOLO CHE ERA FIGLIO DI CIRO , VENDITORE AMBULANTE , E FACEVA  IL PARRUCCHIERE. 
SOLO NEL 1975 , NEL TRENTESIMO ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE, L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI TORRE ANNUNZIATA ASSEGNO' LORO UNA MEDAGLIA D'ORO IN LORO MEMORIA CON LA SEGUENTE MOTIVAZIONE " ......FULGIDI ESEMPI DI DEDIZIONE ALLA LOTTA PARTIGIANA E ALLA CAUSA DELL'ANTIFASCISMO, TORRE ANNUNZIATA ,CHE DIEDE LORO I NATALI LI RICORDA CON ORGOGLIO E CON AFFETTO ..."
A ROCCO VENNE  DEDICATO LO SLARGO ESISTENTE TRA VIA DINO E VIA EPITAFFIO , DENOMINATO PIAZZA CARAVIELLO, STRADA CHE PORTA AL CAMPO SPORTIVO.
FORSE SI POTEVA FARE UN PO' DI PIU' CONSIDERANDO ANCHE QUELLO CHE HANNO FATTO ALTRE CITTADINE IN MEMORIA DEL NOSTRO TORRESE.... 
COME POTETE VEDERE DA QUESTI INDIRIZZI-
http://resistenzatoscana.it/storie/i_patrioti_caraviello/
http://resistenzatoscana.it/monumenti/firenze/lapide_dei_partigiani_caduti_del_comune_di_firenze/
http://resistenzatoscana.it/monumenti/firenze/monumento_a_cox_e_caraviello/
http://resistenzatoscana.it/monumenti/firenze/sacrario_di_campo_di_marte/

inoltre vi suggerisco di dare un'occhiata a quest'altro link ..in ricordo dei defunti...
http://www.inricordo.eu/index.php?option=com_sobi2&sobi2Task=sobi2Details&catid=0&sobi2Id=23725&Itemid=37

sabato 4 maggio 2013

IL TUO INSEGNAMENTO NON E' ANDATO DISPERSO!!! R.I.P. GRANDE GIOVANNINO!!!



1977- IL MIO RICORDO CON UN MITO...

La mia giovinezza. i miei primi tredici anni . trascorrevano felici nella nuova abitazione nella quale ci eravamo trasferiti in via Mulini Idraulici, nella zona detta "abbasc a ghiaccier", nel centro storico di Torre Annunziata.
Interminabili e avvincenti i pomeriggi trascorsi nella piazzetta adibita a campo di calcio, dove ancora in quegli anni, dalle ventidue circa, gli addetti al contrabbando  di sigarette, fulcro vitale dell'economia clandestina torrese , attendevano l'orario di scarico e trasporti casse organizzando una partita alla quale era impossibile , per me ragazzino appassionato di pane e pallone, non assistere.
Verso mezzanotte, richiamato dalla voce di mio padre dal balcone della stanza da letto che dava sulla piazza , iniziava per me la ritirata, quasi sempre rimanevo  impossibilitato a conoscere quale delle due squadre avesse vinto l'incontro.
Grande piazza, quella di Ferriera Vecchia , scuola di vita di tantissimi torresi che hanno iniziato proprio in quello spazio, alcuni a lavorare in quelle ditte altri semplicemente per  giocare a pallone. Le due porte erano contraddistinte da due  cancelli  in ferro, uno era l'ingresso della officina di don Aniello Ricciardi, cugino dell'altro Aniello Ricciardi , proprietario della fabbrica del ghiaccio, "a jaccier" appunto, per il quale ho lavorato dal 1980 al 1990...l'altra porta era il cancello d'ingresso della cartiera della famiglia Patrizio, i cui figli Pasquale, Giuseppe e Davide spesso si univano a noi per le partite sette contro sette di quelli del nostro gruppo, che si svolgevano spesso al tardi pomeriggio.
Era sempre un via vai di gente in quella piazza , con il ponte della ferrovia  a centro che porta nella zona portuale ...tanti per lavoro , qualcuno di passaggio , capitava che spesso si fermassero per guardare qualche minuto di acceso agonismo o appezzare qualche gesto tecnico di noi ragazzini,  per poi riprendere il loro cammino. In particolare , un signore con lo sguardo serio , taciturno, sulla sessantina , passando da  piazza Ferrovia, discendeva Via Mulini Idraulici immettendosi in piazza all'altezza del portone della Capitaneria di Porto, in pratica a centro campo, si appoggiava ad una parete del muro secolare dello storico edificio e seguiva l'andamento e la partita dai cinque ai dieci minuti, quasi ogni giorno. Si vedeva dallo sguardo e dalle smorfie che "commentavano" le azioni di gioco  che era un conoscitore di calcio , anche se non profferiva mai una parola. Giorno dopo giorno la sua presenza era sempre costante e noi ragazzini aspettavamo ormai quel suo sguardo  per mettere in mostra qualche colpo ad "effetto".
Di quel  gruppo di amici cresciuti assieme a me , non mi sembra che qualcuno abbia sfondato nel campo calcisticorticolare e quindi capisco il perché il signore in questione resisteva solo pochi minuti e andava via...
"E' GIOVANNINO GIRAUD, IL GRANDE GIOCATORE DEL SAVOIA!!!"
L'affermazione di un amico piu' grandicello di me mi è sempre rimasta impressa nella mente ...era il primo "MITO" savoiardo che avevo occasione di conoscere e ormai la sua presenza fissa, per quei pochissimi minuti, mentre ritornava a casa, era occasione di dimostrare, nel nostro piccolo il valore e le doti di cui eravamo in possesso ..(..e qui stendiamo un velo pietoso...)....l'occasione capito' un giorno quando durante un'azione di gioco mi arrivò il pallone al volo e anziché tirare subito una gran botta , pensai bene (non troppo) di fermarmi la palla e tentare un  dribbling che venne immediatamente fermato dal difensore...questa azione venne gestita dal nostro spettatore particolare con un pizzico di disappunto.... sembrava dalla sua smorfia che mi dicesse ... " dovevi provare il tiro a volo!!!" ..ma non lo feci , deludendo le aspettative di Giovannino...
Sono passati diversi decenni , quei ricordi indelebili mi sono sempre rimasti nel cuore , come tutti i momenti belli o brutti passati nella mia amata Torre....da lontano ho seguito e seguiro' sempre le sorti della mia città, della mia squadra  e di tutti i personaggi che ne fanno parte.... tra questi Giovannino Giraud , che da ieri riposa il sonno dei giusti , ne era l'emblema per caparbietà , serietà.... simbolo di una citta' e una squadra passata dai fasti del secolo scorso con la fantastica finale contro il Genoa del 1924 alla decadenza degli ultimi decenni ..se vogliamo darci una spiegazione del perché di questo tracollo possiamo spiegarlo con il paragonare la presenza e la personalità di uomini come Giovannino  e i suoi fratelli , Raffaelino e Michelino , forse i due migliori difensori che il Savoia abbia avuto , figli di quell'Alfredo Giraud cui è stato dedicato lo stadio,  confrontati con  gli attuali componenti che "trascinano" la città e la squadra nell'oblio attuale .....a loro spero che dall'alto del cielo possa fare breccia lo sguardo corrucciato di Giovannino , di rimprovero per non aver tentato di fare la cosa giusta , per non averci provato...di tentare di invertire la rotta.....LA STORIA SI PUO' CAMBIARE!!!
Anche se non ho avuto occasione di scambiare una solo parola con il grande Giovannino, la sua forza è stata proprio questo, di darmi un grande insegnamento solo con lo sguardo....

 "PROVACI !!PROVACI SEMPRE!!!!


GRAZIE GIOVANNINO GIRAUD .... 
 ************** R.I.P.************  
 RIMARRAI SEMPRE NEL MIO CUORE!!!

 http://dlib.coninet.it/bookreader.php?&c=1&f=12809&p=10#page/10/mode/2up

Antonio Papa.

Giuseppe Pappalettera, il "Peppone" del Savoia.

È morto Giuseppe Pappalettera, il “Peppone” del Savoia che conquistò la Serie C. Aveva 86 anni.  Difensore di grande temperamento, fu protag...