Ci sono persone che lasciano un segno non soltanto per ciò che realizzano, ma soprattutto per la capacità di vedere ciò che gli altri ancora non riescono a immaginare. Enzo Celone apparteneva a questa rara categoria. Architetto, scenografo, pittore, progettista, autore e regista, è stato una figura poliedrica che ha saputo mettere il proprio talento al servizio della cultura e della valorizzazione del territorio.
Nato a Torre Annunziata il 12 febbraio 1937, Enzo Celone si formò all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove approfondì gli studi di scenografia e urbanistica. Successivamente perfezionò la propria preparazione presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, acquisendo quelle competenze che gli avrebbero aperto le porte del mondo della televisione e dello spettacolo.
La sua carriera professionale fu intensa e ricca di collaborazioni prestigiose. Lavorò con la RAI e con numerosi enti e istituzioni nazionali, occupandosi di scenografie, progettazione e allestimenti. Fin dagli anni Sessanta prese parte a importanti mostre di pittura e dimostrò un'originale capacità creativa, qualità che gli consentì di emergere rapidamente nel panorama artistico.
Tra le opere più conosciute realizzate per la sua città resta il celebre cavalluccio marino, divenuto negli anni uno dei simboli più riconoscibili del Lido Azzurro di Torre Annunziata, testimonianza del forte legame che Celone mantenne sempre con le proprie radici.
Nel 1967 iniziò la sua attività televisiva come scenografo, entrando a far parte della squadra di uno dei programmi più popolari dell'epoca, Canzonissima. Da quel momento il suo percorso professionale si intrecciò con quello della televisione italiana, collaborando con importanti registi e autori e contribuendo alla realizzazione di numerose produzioni.
Accanto all'attività artistica, Enzo Celone coltivò una profonda passione per la ricerca storica e archeologica. Per oltre trent'anni dedicò tempo ed energie allo studio delle antiche origini di Oplontis, convinto che il patrimonio storico di Torre Annunziata rappresentasse una straordinaria risorsa ancora tutta da valorizzare.
Le sue pubblicazioni e i suoi progetti raccontano questa costante attenzione verso il passato della città. Celone non si limitava a studiare i reperti o i monumenti: immaginava un futuro in cui la storia diventasse il motore dello sviluppo culturale, turistico ed economico del territorio.
Questa visione trovò espressione anche durante il suo impegno nella vita amministrativa cittadina. Nei primi anni Duemila, ricoprendo l'incarico di assessore, lavorò affinché il patrimonio archeologico trovasse finalmente una collocazione adeguata. Tra le idee che più lo appassionavano vi era la creazione di un museo dedicato ai reperti provenienti dagli scavi di Oplontis, progetto che considerava fondamentale per restituire alla città la consapevolezza del proprio passato.
Il suo sguardo, tuttavia, andava oltre il singolo intervento. Celone immaginava una Torre Annunziata capace di costruire il proprio rilancio attraverso la cultura, con il recupero della Real Fabbrica d'Armi, la rifunzionalizzazione degli edifici storici, la rinascita del porto e un sistema integrato di valorizzazione dell'intero patrimonio urbano.
Era una prospettiva che oggi appare sorprendentemente moderna. Molte delle idee da lui formulate decenni fa continuano ancora a rappresentare obiettivi concreti per il futuro della città.
E tuttavia, a distanza di decenni, la possibilità che quel disegno complessivo venga davvero attuato appare quanto mai incerta.
La città ha conosciuto ripetuti commissariamenti e un susseguirsi di classi dirigenti incapaci di tradurre in scelte coerenti le molte occasioni offerte dai programmi di rigenerazione urbana e di valorizzazione del patrimonio storico.
Anche il degrado attuale è, in larga misura, il risultato di questa mancanza di visione e continuità.
Enzo Celone si spense il 5 luglio 2016 nella sua Torre Annunziata, senza vedere realizzati molti dei progetti ai quali aveva dedicato la vita.
Rimane però l'eredità di un intellettuale che non smise mai di credere nelle potenzialità della propria terra e che seppe coniugare arte, cultura, ricerca e impegno civile.
Nel 2018, in occasione di un lavoro editoriale, Vincenzo Marasco, Lucia Muoio e Antonio Papa gli dedicarono la nota biografica confluita in:
"Vita, opere e azioni di 22 Figli Illustri di Torre Annunziata, Volume I. "
Ne conserviamo ancora oggi un ricordo grato e partecipe.
Ricordarlo significa riconoscere il valore di una personalità che ha saputo interpretare Torre Annunziata non soltanto per ciò che era, ma soprattutto per ciò che avrebbe potuto diventare.
Una lezione ancora attuale, che merita di essere trasmessa alle nuove generazioni.