martedì 14 luglio 2026

I Basaldella: da Torre alla conquista del mondo.


     MIRKO, AFRO LIBIO, DINO E VIRGINIA BASALDELLA





C’è stato un tempo in cui, in una casa affacciata sul mare di Torre Annunziata, vivevano tre bambini friulani che pochi, oggi, collegherebbero alla nostra città.

Si chiamavano Dino, Mirko e Afro Basaldella, figli del pittore‑decoratore Leo Basaldella e di Virginia, una madre determinata che li tenne uniti in anni di guerra e lontananza.

La loro storia inizia a Udine, nel Friuli di inizio Novecento, ma con lo scoppio della Prima guerra mondiale il fronte si avvicina e la famiglia viene allontanata dalla zona di combattimento.
Leo è richiamato e impiegato negli uffici tecnici dell’esercito, mentre per proteggere la moglie e i tre piccoli viene scelta una città di mare nel Golfo di Napoli, tra Vesuvio e Oplontis: Torre Annunziata.

La scelta ricade sulla nostra città, allora capitale dell’arte bianca e centro vivace di mulini, pastifici e piccole attività legate al porto e alla ferrovia.
Virginia e i tre bambini raggiungono questa casa sul mare, dove la luce del Sud, il rumore del treno e il vociare dei venditori diventano il nuovo paesaggio della loro infanzia.

Dino, il maggiore, nasce nel 1909 e porta già con sé una curiosità per gli oggetti e per la materia che in seguito lo condurrà alla scultura, prima classica, poi metallica e industriale.
Mirko, nato nel 1910, cresce con uno sguardo attento alle forme e ai segni, che da adulto si esprimerà in un linguaggio primitivista, nei grandi cancelli intrecciati e nel celebre Cancello delle Fosse Ardeatine, simbolo di memoria antifascista.

Afro, nato nel 1912, vive la sua infanzia tra Friuli e Torre, assorbendo colori e atmosfere che si ritroveranno nella sua pittura, destinata a diventare uno dei vertici dell’astrazione italiana del secondo Novecento.
Nella casa torrese i tre fratelli condividono giornate di gioco e di studio, mentre la madre li guida con fermezza, lontano dalle trincee ma dentro un’Italia segnata dalla guerra e dalla precarietà.

La permanenza a Torre Annunziata dura alcuni anni, nel pieno del conflitto mondiale.
Qui i Basaldella entrano in contatto con una città che vive di porto, pastifici, stabilimenti e devozioni popolari, con la Basilica dell’Annunziata e la Madonna della Neve a vegliare sui pescatori e sulle famiglie.

Nel 1918 Leo muore a causa della febbre “spagnola” che devasta l’Europa, lasciando Virginia sola con i tre ragazzi.
La casa sul mare di Torre, che era stata rifugio e protezione, diventa il luogo da cui la famiglia riparte verso il Friuli, portando con sé il ricordo di questa infanzia torrese e di una comunità che li ha accolti in tempi difficili.

Tornati al Nord, Dino, Mirko e Afro intraprendono un percorso di formazione artistica che li porta al collegio evangelico di Venezia, al Liceo Artistico e alle accademie di Firenze e Roma.
Nel 1928 i tre fratelli espongono insieme alla prima e unica Mostra della Scuola friulana d’avanguardia, atto di nascita pubblico di un nucleo familiare che segnerà a lungo la storia dell’arte italiana.

Dino rimane il più legato alla sua Udine, ma lavora fra Venezia, Firenze e Roma.
La sua scultura attraversa una fase “neo‑ellenistica”, in dialogo con la tradizione classica, per arrivare, nel secondo dopoguerra, all’uso di ferri, lamiere, materiali poveri che si trasformano in opere come Spartaco, Orecchio di Dionisio, Ferro ed El Partidor, in un continuo confronto tra industria e forma plastica.

Mirko si muove tra Venezia, Firenze e soprattutto Roma, dove entra in contatto con Corrado Cagli e la cerchia della Scuola romana.
Espone alla Galleria della Cometa, partecipa a Quadriennali e Biennali, sviluppa un linguaggio che intreccia suggestioni arcaiche, primitivismo e una personale scomposizione della forma, culminando nella grande commissione del Cancello delle Fosse Ardeatine, inaugurato nel 1950.

In età matura Mirko si trasferisce negli Stati Uniti, insegnando alla Harvard University e contribuendo al dialogo tra arte europea e americana nel secondo dopoguerra, fino alla morte a Cambridge nel 1969.

Negli anni Sessanta, quando Dino De Laurentiis progetta il kolossal La Bibbia diretto da John Huston, le strade di Mirko Basaldella e del produttore torrese tornano a incrociarsi.

Dino mette insieme una squadra di eccellenza per le scenografie del film e, accanto a nomi come Giacomo Manzù, Carlo Rambaldi e Corrado Cagli, affida a Mirko il compito di ideare il panorama alle pendici dell’Etna per le scene di Abramo e Isacco tra le rovine di Sodoma, girate a Taormina.

Nell’incontro negli uffici di Cinecittà, mentre si discutono scene, macchinari, spese e compensi, il dialogo fra Dino e Mirko riporta sul tavolo anche Torre Annunziata: la città che ha visto nascere il produttore e che ha ospitato da bambini i tre fratelli Basaldella rientra così, in filigrana, nella grande impresa cinematografica del film.

Afro, dal canto suo, si afferma come pittore di primo piano: dopo le esperienze romane e le partecipazioni a Biennale e Quadriennale, nel 1950 avvia una lunga collaborazione con la Catherine Viviano Gallery di New York, che lo proietta sulla scena internazionale.

Nel 1952 aderisce al Gruppo degli Otto, protagonista del rinnovamento della pittura italiana, e nel 1956 ottiene alla Biennale di Venezia il premio come miglior pittore italiano.
Negli anni successivi partecipa alla decorazione della nuova sede UNESCO a Parigi insieme ad artisti come Picasso, Calder, Miró e Moore, realizzando il grande pannello Il Giardino della speranza che porta la sua firma nel cuore della cultura mondiale.

Afro espone in rassegne come Documenta a Kassel, riceve riconoscimenti in musei statunitensi e vede la sua opera ricostruita in grandi mostre retrospettive come quella di Palazzo Reale a Milano nel 1992.
Muore a Zurigo nel 1976, dopo un decennio in cui intensifica l’opera grafica e rallenta progressivamente l’attività pittorica ed espositiva.

Quando oggi leggiamo le loro biografie, troviamo Udine, Venezia, Firenze, Roma, New York, Parigi, Kassel, Zurigo: la mappa di tre destini artistici paralleli e intrecciati.
Nella lista dei luoghi ufficiali raramente compare Torre Annunziata, eppure la nostra città ha rappresentato per i Basaldella uno spazio di infanzia, rifugio e crescita durante gli anni terribili della guerra.

Torre Annunziata può rivendicare un suo posto in questa storia: non come culla della loro arte, ma come casa protettiva di una famiglia friulana che portava con sé talento, disciplina e un futuro da protagonisti del Novecento.
Raccontare oggi la loro presenza qui significa allargare la memoria cittadina oltre i nomi già noti, includendo tre bambini che hanno corso sul nostro lungomare e che, da adulti, hanno portato l’Italia dell’arte nel mondo.

In una città spesso raccontata solo attraverso cronache di cronaca nera, ricordare la parentesi torrese dei Basaldella è un gesto di riscatto culturale: un modo per affermare che Torre Annunziata è stata, e rimane, luogo di passaggio e di formazione per storie più grandi del suo perimetro urbano.
Tra mulini, pastifici, stabilimenti e basiliche, nel rumore dei treni e nel profilo del Vesuvio, una famiglia friulana ha trovato riparo e ha scritto una pagina silenziosa della nostra storia, che oggi possiamo finalmente riportare alla luce e consegnare alla memoria collettiva.

lunedì 6 luglio 2026

Enzo Celone, il visionario che sognò una nuova Torre Annunziata




Ci sono persone che lasciano un segno non soltanto per ciò che realizzano, ma soprattutto per la capacità di vedere ciò che gli altri ancora non riescono a immaginare. Enzo Celone apparteneva a questa rara categoria. Architetto, scenografo, pittore, progettista, autore e regista, è stato una figura poliedrica che ha saputo mettere il proprio talento al servizio della cultura e della valorizzazione del territorio.

Nato a Torre Annunziata il 12 febbraio 1937, Enzo Celone si formò all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove approfondì gli studi di scenografia e urbanistica. Successivamente perfezionò la propria preparazione presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, acquisendo quelle competenze che gli avrebbero aperto le porte del mondo della televisione e dello spettacolo.

La sua carriera professionale fu intensa e ricca di collaborazioni prestigiose. Lavorò con la RAI e con numerosi enti e istituzioni nazionali, occupandosi di scenografie, progettazione e allestimenti. Fin dagli anni Sessanta prese parte a importanti mostre di pittura e dimostrò un'originale capacità creativa, qualità che gli consentì di emergere rapidamente nel panorama artistico.

Tra le opere più conosciute realizzate per la sua città resta il celebre cavalluccio marino, divenuto negli anni uno dei simboli più riconoscibili del Lido Azzurro di Torre Annunziata, testimonianza del forte legame che Celone mantenne sempre con le proprie radici.

Nel 1967 iniziò la sua attività televisiva come scenografo, entrando a far parte della squadra di uno dei programmi più popolari dell'epoca, Canzonissima. Da quel momento il suo percorso professionale si intrecciò con quello della televisione italiana, collaborando con importanti registi e autori e contribuendo alla realizzazione di numerose produzioni.

Accanto all'attività artistica, Enzo Celone coltivò una profonda passione per la ricerca storica e archeologica. Per oltre trent'anni dedicò tempo ed energie allo studio delle antiche origini di Oplontis, convinto che il patrimonio storico di Torre Annunziata rappresentasse una straordinaria risorsa ancora tutta da valorizzare.

Le sue pubblicazioni e i suoi progetti raccontano questa costante attenzione verso il passato della città. Celone non si limitava a studiare i reperti o i monumenti: immaginava un futuro in cui la storia diventasse il motore dello sviluppo culturale, turistico ed economico del territorio.

Questa visione trovò espressione anche durante il suo impegno nella vita amministrativa cittadina. Nei primi anni Duemila, ricoprendo l'incarico di assessore, lavorò affinché il patrimonio archeologico trovasse finalmente una collocazione adeguata. Tra le idee che più lo appassionavano vi era la creazione di un museo dedicato ai reperti provenienti dagli scavi di Oplontis, progetto che considerava fondamentale per restituire alla città la consapevolezza del proprio passato.

Il suo sguardo, tuttavia, andava oltre il singolo intervento. Celone immaginava una Torre Annunziata capace di costruire il proprio rilancio attraverso la cultura, con il recupero della Real Fabbrica d'Armi, la rifunzionalizzazione degli edifici storici, la rinascita del porto e un sistema integrato di valorizzazione dell'intero patrimonio urbano.

Era una prospettiva che oggi appare sorprendentemente moderna. Molte delle idee da lui formulate decenni fa continuano ancora a rappresentare obiettivi concreti per il futuro della città.

E tuttavia, a distanza di decenni, la possibilità che quel disegno complessivo venga davvero attuato appare quanto mai incerta.
La città ha conosciuto ripetuti commissariamenti e un susseguirsi di classi dirigenti incapaci di tradurre in scelte coerenti le molte occasioni offerte dai programmi di rigenerazione urbana e di valorizzazione del patrimonio storico.
Anche il degrado attuale è, in larga misura, il risultato di questa mancanza di visione e continuità.

Enzo Celone si spense il 5 luglio 2016 nella sua Torre Annunziata, senza vedere realizzati molti dei progetti ai quali aveva dedicato la vita. 

Rimane però l'eredità di un intellettuale che non smise mai di credere nelle potenzialità della propria terra e che seppe coniugare arte, cultura, ricerca e impegno civile.

Nel 2018, in occasione di un lavoro editoriale, Vincenzo Marasco, Lucia Muoio e Antonio Papa  gli dedicarono la nota biografica confluita in: 

"Vita, opere e azioni di 22 Figli Illustri di Torre Annunziata, Volume I. "

Ne conserviamo ancora oggi un ricordo grato e partecipe.

Ricordarlo significa riconoscere il valore di una personalità che ha saputo interpretare Torre Annunziata non soltanto per ciò che era, ma soprattutto per ciò che avrebbe potuto diventare. 

Una lezione ancora attuale, che merita di essere trasmessa alle nuove generazioni.


I Basaldella: da Torre alla conquista del mondo.

      MIRKO, AFRO LIBIO, DINO E VIRGINIA BASALDELLA C’è stato un tempo in cui, in una casa affacciata sul mare di Torre Annunziata, vivevano...