La vittoria del campionato di serie D nella stagione 1975/76
era stata vissuta da tutto l’ambiente torrese come una cavalcata trionfale.
Torre Annunziata si apprestava a ritornare nel calcio che
conta dopo deprimenti annate in Promozione e per questo il presidente Gioacchino
Coppola non badò a spese per allestire una squadra all’altezza delle
aspettative dei tifosi savoiardi.
Nell’ossatura della squadra rimasta imbattuta l’anno prima
vennero inseriti elementi di spessore, tra cui Guido Vivarelli, nato a
Domodossola il 16 settembre 1942.
Appena vent’enne, Vivarelli ebbe la sua grande occasione a
Torino dopo aver giocato con la formazione cadetta e il Torneo di Viareggio, ma
a fine stagione venne scartato per un problema alla vista.
Nonostante la delusione, continuò la sua onesta carriera tra
la serie B e la C.
-Nella foto Guido Vivarelli con la maglia del Monza, 1967, Wikipedia. -
Ritorniamo nel campionato 1975/6 a Torre Annunziata e seguiamo
un attimo anche le vicende societarie perché si intrecciano in modo
straordinario con il racconto sul nostro protagonista.
Il presidente Coppola, noto “mangiallenatore”, affidò la
panchina allo “sceriffo” Nicola D’Alessio” che dopo solo 4 giornate venne
esonerato!
Squadra affidata al giovane Scognamiglio fino alla settima
giornata quando viene ingaggiato il forte allenatore Vitali che resiste alle
pressioni torresi appena una ventina di partite.
Tra alti e bassi, si arriva alla ventisettesima giornata
quando si dimette e al suo posto da allenatore viene chiamato … Guido Vivarelli,
colui che in campo, con la sua classe, riesce a tenere in piedi la squadra
garantendole un’onorevole salvezza, anzi, piazzandosi all’ottavo posto nella
classifica finale.
Guido aveva conseguito il patentino di allenatore già nel
1967 e questa scelta rende già l’idea della lungimiranza e intelligenza dell’uomo.
Vivarelli riveste il ruolo di giocatore allenatore per due
settimane, fino a quando al capezzale dei bianchi ritorna… Nicola D’Alessio!
La squadra, probabilmente, avrà sicuramente risentito di
tutti questi avvicendamenti e solo la presenza del telaio base dell’anno
precedente, ravvivata dagli innesti di Capone, Frank, Peviani, De Fenza e,
appunto, il Guido Vivarelli, proveniente da due annate in serie C col Cosenza,
permetterà ai ragazzi bianchi di salvare la categoria.
Le sue prestazioni sono molto positive e al termine della
stagione registra trentuno presenze e due reti che, arricchite da prestazioni e
giocate superbe, gli valgono l’appellativo di “professore” della squadra del
Savoia.
-Guido Vivarelli con la maglia del
Savoia, 1976, La Voce della Provincia. -
In un
articolo del 30 gennaio 1976 sulla “La Voce della Provincia” l’esperto Massimo
Corcione esprime il suo pensiero su Vivarelli calciatore:
“E’ senza dubbio degno della piu’ grande ed unanime
ammirazione questo giocatore che, a trentatré anni suonati, riesce ad incantare
pubblico e colleghi con le sue irresistibili serpentine effettuate con quel passo
elegante cosi raro a trovarsi oggi nell’infuocato torneo di quarta serie.
Domenica per due volte il pubblico si è fermato ad applaudire a scena aperta al
termine di due sue autentiche prodezze, purtroppo, però, poco fortunate.”
Terminato il campionato, il colpo di scena.
Coppola lascia il timone della società a Franco Immobile il
cui primo passo è l’assunzione del nuovo tecnico.
La scelta cade su Primo Ravaglia, colui che aveva fatto i
miracoli con la Grumese.
A questo punto si intrecciano diverse opinioni.
Il nuovo mister non va assolutamente d’accordo con le idee
calcistiche di Guido e dopo la prima giornata di campionato in cui i bianchi
perdono uno a zero a Putignano, la sua sostituzione al 64esimo sancisce il
divorzio tra Vivarelli e il Savoia, che da allora non gioca piu’ una partita di
pallone.
I tifosi rimasero increduli per un bel po' di tempo perché non
ci fu chiarezza nelle decisioni prese.
Rimasero le domande, allora come oggi.
Cosa spinse Guido Vivarelli a chiudere con il calcio dopo
solo la prima partita del campionato?
Erano talmente inconciliabili i rapporti tra lui e Primo
Ravaglia tali da fargli assumere una decisione così clamorosa?
Oppure era stata una decisione della società spingere
Ravaglia ad agire in quel modo per permettere l’inserimento di un giovane
centrocampista appena acquistato (Giurini)?
Nelle note sbiadite del tempo ripeschiamo un intervento,
straordinario, sempre del grande Massimo Corcione, assieme a Vincenzo Pinto
memorie storiche dei racconti savoiardi da oltre mezzo secolo.
L’articolo, assolutamente clamoroso, è datato luglio 1977 e,
sempre dalle colonne della Voce, Corcione si esprimeva così:

” Ricordate Guido Vivarelli? Il funambolico “professore”
che lo scorso anno fece deliziare il fine palato del pubblico torrese con le
sue ficcanti serpentine nelle difese avversarie. Colui al quale, forse, il
Savoia è debitore della salvezza conseguita nel suo primo anno di permanenza in
D, avendo fruttato le sue prodezze almeno una decina di punti. Ebbene proprio
di lui parleremo. Dopo aver messo a fuoco il ricordo di questo campione la cui
traccia rimarrà ancora a lungo nelle menti degli sportivi torresi, veniamo alla
notizia che lo riguarda.
E ‘dei giorni scorsi l’ufficializzazione della sua
assunzione come direttore sportivo del Seregno, una delle piu’ quotate, per
serietà, squadre partecipanti al campionato nordista di serie C.
E qui hanno inizio le nostre recriminazioni. Recriminazioni
che non riguardano il mancato inserimento del “professore” nella rosa savoiarda
del campionato conclusosi a maggio, quando piuttosto mirano a constatare l’errore
commesso nel disfarci anzitempo del Vivarelli uomo di calcio, che al Savoia
ancora tanto poteva dare anche non in veste di calciatore.
Che Vivarelli fosse venuto a Torre Annunziata solo sul
finire della carriera poteva costituire anche un fatto positivo, in quanto, dopo
averne ammirato gli ultimi vividi sprazzi di classe cristallina, si poteva
lanciarlo nel mondo dell’organizzazione calcistica, un settore che al sud ed a
Torre in particolare, è sempre stato deficiente. Le premesse c’erano tutte.
Importanti conoscenze nell’ambiente calcistico professionistico, Magni del Monza,
Radice nel Torino, tanto per fare degli esempi, erano e sono dei grandi amici
di Guido. Competenza in materia davvero notevole, giustificata peraltro dal suo
qualificatissimo curriculum di calciatore. Monza in B, Torino in A, Savona in B
e C, nonché Cosenza sempre in C. Poi, dote importantissima oggi, integrità
morale al di sopra di ogni sospetto. Se a tutto ciò aggiungiamo la gran voglia
di emergere che lo contraddistingue abbiamo il quadro completo di tutti i
presupposti che giustificavano la convenienza che il Savoia chiaramente avrebbe
trovato puntando su Guido Vivarelli, direttore sportivo a tempo pieno.
Così invece non è stato. Difficile però stabilire il perché
non sia avvenuto ciò che la logica comandava. Facile sarebbe rispondere che la illogicità
sembra essere caratteristica dominante di tutto quanto avvenga al Sud,
specialmente poi di tutto il “business” calcistico.
Ma una simile risposta lascerebbe presupporre una
posizione di totale sfiducia nelle possibilità del Meridione, posizione che noi
non sentiamo assolutamente di condividere. Molto piu’ veritiera la tesi che l’estromissione
di Vivarelli dalle sorti del Savoia sia stata frutto di una delle congiure di
palazzo che paiono non avere patria. Protagonisti furono oscuri personaggi che,
voci senza volto, sono soliti gironzolare intorno ai potenti, mettendo pulci
nell’orecchio giusto per turbare una tranquillità che non si addice ai loro
spiriti demoniaci. Da questa oscurità che avvolge i volti di questi loschi
figuri emerge però nitido il nome di Primo Ravaglia. Quando all’inizio dell’ultimo
campionato le cose iniziavano ad andare storto, il tecnico ravennate sentì
scottare la panchina su cui sedeva ed alla quale si sentiva (per motivi
strettamente materiali) tanto fortemente attaccato. Nel tentativo di salvare la
propria pelle non esitò ad iniziare un processo di epurazione che, primo fra
tutti, colpì proprio Guido Vivarelli, nel quale Ravaglia vedeva soprattutto un
concorrente per il posto al timone. Il presidente Franco Immobile, dobbiamo
sottolineare, in perfetta buona fede, assentì alle richieste del tecnico, che,
va ricordato, a novembre seppe raccomandare solo le cessioni ma non gli
acquisti.
È così, piuttosto mestamente, si concluse la breve,
sia pure, ma avara di soddisfazioni, storia tra Vivarelli e il Savoia, storia
iniziata una sera della calda estate nel 1975 a Cava dei Tirreni, allorquando
il “professore”, al suo debutto in maglia bianca, fece la sua presentazione al
pubblico torrese con la sua prima superba interpretazione del ruolo di
campione. Ora tutto questo è ricordo che si appresta a diventare rimpianto.
Il presente per il Savoia si chiama, purtroppo, ancora
organizzazione latitante, mentre per Guido Vivarelli l’ingaggio del Seregno
rappresenta il primo passo per la scalata all’olimpo del calcio nazionale. E
che questo avverrà ne siamo certi.”
Chissà se la verità sull’addio di Guido
Vivarelli al Savoia non sia proprio scritta in questo articolo.
L’atto di accusa di Massimo Corcione
verso Primo Ravaglia è preciso, diretto, senza fronzoli.
Solo i ricordi di altri protagonisti di
quegli anni, in campo e fuori, potrebbero aiutarci a capire meglio.
Resta la conclusione di un rapporto con
un uomo che, nonostante fosse quasi al termine della carriera calcistica, scelse
Torre Annunziata come teatro delle sua ultime recite per dimostrare la sua innata bravura e la classe sopraffina.
Guido Vivarelli diventò il Direttore
Sportivo del Seregno e, successivamente del Rende in C1, fino al rientro a
Seregno negli anni successivi.
Ancora oggi, il nome di Guidi Vivarelli,
tra i ricordi di quelli che lo ammirarono nella sua unica, splendida stagione
agonistica, viene sempre affiancato con l’etichetta che gli si folle affibbiare
allora: “O’ Professore”.
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