Negli anni Settanta, dalle colonne de "La Voce della Provincia" una rubrica si occupava delle figure di un tempo.
Un ricordo di personaggi poco noti alle cronache ma che sono rimasti nella memoria collettiva dei cittadini torresi per la loro
passione, il lavoro, l'abnegazione e il rispetto verso la propria gente e la propria terra.
Ritengo opportuno e doveroso riproporre questi frammenti di storia che ci riportano indietro nel tempo, alla riscoperta dei valori che hanno reso migliore il nostro paese.
Tracciava il ricordo di queste figure il grande Vincenzo Mistretta, cronista attento e puntiglioso, ai cui ricordi spesso mi sono affidato per recuperare storie ormai perdute.
Oggi è la volta di Sebastiano Filosa, responsabile delle guardie notturne negli anni Sessanta a Torre Annunziata.
Buona lettura.
"Appena le prime luci incominciavano a spegnersi e i negozi chiudevano i loro battenti, nel mentre che gruppetti di uomini si fermavano a discutere assiduamente con gli angeli delle strade cittadine, avanzava con passo lento e ritmico con un atteggiamento che, a prima vista, poteva sembrare indifferente, il comandante del piccolo nucleo dei vigili notturni.
Alto di statura, corpo massiccio, sguardo acuto e penetrante, capelli e baffetti da tempo incanutiti, Sebastiano Filosa era la tipica figura del custode vigile e solerte, dal tramonto all’alba, delle principali strade della nostra città.
Anche in quei tempi i ladri esercitavano la lucrosa attività notturna, ma la loro vita era resa maggiormente dura, oltre che dalle benemerite forze dell’ordine, anche dalla vigile sorveglianza del comandante Filosa che, imponente e nerboruto, scrutava, nottetempo, a destra e a manca, portando al guinzaglio due grossi mastini napoletani, i quali incutevano il terrore soltanto a guardarli, tanto era torvo il loro sguardo e minaccioso il loro atteggiamento.
Da casa sua, sita nel rione del “Bosco del monaco”, comunemente detto “ò vuoscòmonac”, fino a piazza Croce, luogo abituale del raduno dei vigili notturni.
Vastiano impiegava un bel po' di tempo, dato che piaceva fermarsi, lungo la strada, a dialogare con le sue conoscenze.
E quando era finalmente giunto in quella piazza, la sua prima fermata la faceva nell’allora drogheria di quel brav’uomo che era don Salvatore Venturino, dove solitamente riceveva qualche bicchierino di liquore o di altra bevanda, che doveva servirgli, specialmente nelle fredde e lunghe notti invernali, a rendergli piu’ caldo il corpo, prima di accingersi al suo giro di ronda.
Da quell’emporio usciva dopo pochi minuti per fermarsi un poco piu’ in là, sul medesimo marciapiede, vicino all’attigua rivendita dei Sali e tabacchi del compianto don Peppino Venturino, il cui negozio esiste tuttora merito della laboriosa attività di suo figlio, l’omonimo Peppino, e di un genero, Ciro Giampaglia.
Proprio tra le porte di questi due negozi, Sebastiano Filosa, da tutti chiamato “il comandante”, per il suo incarico di responsabile del piccolo gruppo di vigili notturni, sorvegliava l’andirivieni di chiunque passasse in zona, pronto a carpire movimenti sospetti o male intenzionali.
Ritto come una robusta e nodosa quercia antica, Vastiano, col fucile a tracolla, sospettoso anche del piu’ lieve fruscio, lanciava ininterrottamente il suo sguardo acuto in tutte le direzioni.
Poi iniziava, sia nelle strade che nelle stradette e nei vicoli della nostra città, il suo giro notturno, caratterizzato dal suo incedere abituale, passi cadenzati e pesanti, causati dai suoi grossi stivali dalle suole alte e spesse. Gli faceva compagnia il rumore delle catene dei suoi due massicci mastini.
Chiunque lo incontrava di notte lo salutava con affetto e simpatia perché Sebastiano Filosa rappresentava quella parte dello Stato che trasmette tranquillità.
Trascorsi alcuni anni, lo si vide camminare piu’ lentamente e soffermarsi piu’ a lungo per le strade.
E il passo fermo e deciso d’un tempo cedette ad un’andatura lievemente meno sicura.
Ma ligio al suo dovere e per quella forza interiore che promana solamente da chi è consapevole di essere utile agli altri, Vastiano “il comandante” lottava contro il tempo.
E quando s’accorse e seppe capire di poter concedere un eccessivo margine di sicurezza ai “mariuoli”, egli lasciò il servizio di vigilanza notturna, dopo tanti anni di valido ed onorato lavoro.
Il suo allontanamento dalla scena cittadina fu accolto con rammarico perché ci si era abituati a vedere la salda figura del buon “Maigret” notturno, di un bravo cittadino, torrese di adozione.
Anche ora lo ricordiamo con simpatia, perché fu un uomo incurante del pericolo, al servizio della cittadinanza, vigile ascolto del sonno riparatore e dei beni e delle persone, nel tempo in cui visse."
Grazie a una recente consultazione dei registri dell'Archivio di Stato di Napoli, è stato possibile aggiungere un tassello importante alla storia di Sebastiano Filosa.
Il documento di morte conferma diverse informazioni e ne aggiunge di nuove, permettendoci di completare meglio il quadro biografico.
Sebastiano Filosa è deceduto il 27 febbraio 1949 all'età di 66 anni, il che ci porta a stimare il suo anno di nascita intorno al 1883. Il luogo di nascita indicato è Resina, l'antico nome dell'attuale Ercolano.
Era figlio di Filomeno Filosa e Carmela Savarese.
Sebastiano era sposato con Elisabetta Greco, figlia di un uomo il cui cognome è indicato semplicemente come Greco, di sesso maschile, come riportato nel documento.
Il decesso è avvenuto a Torre Annunziata, in provincia di Napoli, Campania. Il certificato di morte è registrato con il numero 114.
Questa nuova fonte, sebbene essenziale e sintetica, contribuisce a rafforzare la ricostruzione genealogica della famiglia Filosa e a mantenere viva la memoria di Sebastiano nella nostra comunità.
Piazza Cesare Battisti.

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