domenica 5 maggio 2019

1990, 6 maggio- Il mio giorno piu' triste nel giorno piu' bello del Savoia!!!


Sapevo che era una delle ultime partite del mio Savoia a cui avrei assistito. Mancava poco a trasferirmi al Nord in cerca di una vita diversa e quella partita doveva rappresentare il suggello d’amore e d’addio tra il mio cuore e quei magnifici campioni in maglia bianca.

Partimmo all’una da casa mia, eravamo in cinque nella macchina di mio padre, una 127 color verde pisello, che avrei lasciato anch’essa con molto rammarico.

Compagna fedele in quegli anni accompagnò le mie amicizie e il mio amore in luoghi in cui mai avrei creduto potesse arrivare!

Torniamo a quel giorno, domenica 6 maggio 1990.

Gigi Farinelli, il Presidente che aveva forgiato quella squadra, molto tecnica, con il suo carattere di guerriero aveva operato un autentico miracolo nell’anno in cui l’indisponibilità dello stadio di Torre Annunziata aveva costretto tutti a trasferirsi a Torre del Greco in occasione delle partite interne.

A Peppe Sasso, storico factotum dei bianchi, venne affidata il settore organizzativo.

Uno dei segreti di quell’annata è sicuramente da rimarcare nella professionalità e nella competenza dei preposti scelti.

Scelte abbastanza delineate, finanche nei ruoli medici, con il Dott. Ciniglio e l’inossidabile Andrea Vecchione

A Felicio Ferraro il compito arduo di allestire una squadra che potesse essere all’altezza delle aspettative del pubblico torrese.

Naturalmente Felicio, con le sue grandi conoscenze tecniche, riuscì nell’ennesimo miracolo.

Il condottiero di quel Savoia era Mario Schettino, artefice di un lavoro straordinario condotto prima sulla testa dei ragazzi e poi sulla tattica.

Perché, quell’anno, le favorite alla vittoria del campionato erano due, e tra queste non c’era il Savoia.

La solita Juve Stabia e l’A. C. Stabia, le due pretendenti che non lesinarono milioni nell’allestimento di due super quadre.

Specialmente l’A.C. Stabia del presidentissimo Sabatino Abbagnale.

Impressionante il ritmo che il Savoia impresse alla classifica, specie nella seconda parte del campionato.

Antonio Marasco, torrese doc, era il motore dell’armata bianca che sprizzava gioia e gol per i savoiardi che assieparono gli stati del sud Italia.

Marasco, accompagnato da un gruppo fantastico, era pronto per il salto verso lidi professionistici.

L’esplosione di un ragazzo di Castellammare prelevato dal Cosenza, un certo Sossio Aruta, il futuro "Re Leone", trasformò le domeniche torresi in domeniche di felicità.

Anche quel 6 maggio era destinata ad essere una di quelle domeniche.

Ritorniamo in macchina e portiamoci allo stadio che sarà il campo dell’ultima battaglia, quella decisiva.

Si va a Portici, contro il Praia a Mare, squadra che non ha niente piu da chiedere al campionato, venuta in gita per trascorrere una giornata di festa con noi.

L’arrivo allo stadio San Ciro è caotico.

Un muro umano e una valanga di bandiere bianche si estendevano su tutto il percorso che dal parcheggio ci accompagnava all’interno dello stadio.

Appena entrati, uno spettacolo unico!

Non ci sono parole che possono raccontare quello che si vide quel giorno, non servirebbero.

Quelli che c’erano saranno d’accordo con me.

Una festa incredibile.

Neanche l’inizio della gara riuscì a far cadere l’attenzione sulle azioni di gioco, si guardava solo la porta difesa dal portiere avversario in attesa che il pallone gonfiasse la rete, quella rete che avrebbe realizzato l’adempimento del sogno.

All’improvviso, come un fulmine, arrivò la rete degli avversari!

Forse non c’è ne accorgemmo neanche.

Troppo forte il Savoia per subire una beffa del genere.

E infatti furono quattro le reti che i bianchi rifilarono ai giocatori della squadra calabrese.

Finì come programmato quella mattina, in trionfo!

Il ritorno a Torre Annunziata fu uno dei momenti piu belli e, allo stesso tempo, piu’ amari della mia vita.

Sapevo che quella era la mia ultima stagione che avrei seguito la mia squadra per tutta l’annata e mi dispiaceva enormemente lasciarla proprio nell’anno della promozione dopo tutte le delusioni e le sofferenze che avevamo subite in quegli anni negli stati del meridione.

Ma questa è un’altra storia, nulla a che vedere con quella eroica e bellissima che la squadra dei bianchi seppe scrivere nel libro del calcio.

Quello che non è mancato, mai, sicuramente e l’amore viscerale che il vero torrese esprime e trasmette alla squadra dei bianchi, nonostante la lontananza, le alterne fortune e le incredibili vicissitudini cui siamo stati costretti a subire in questi ultimi decenni.

Comunque vada rimarrà sempre un solo grido d’amore:
                                     FORZA SAVOIA!




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