Torre Annunziata porta ancora dentro di sé una ferita che non si vede, ma che continua a parlare ogni volta che si pronuncia il nome di Balvano. Quella notte, in una galleria sperduta tra le montagne, si interruppe all’improvviso il viaggio di decine di nostri concittadini, partiti con poche lire in tasca e qualche speranza in più negli occhi. Non erano eroi, non erano personaggi illustri: erano padri, madri, figli, giovani operai e lavoratori che cercavano soltanto di tirare avanti in un tempo in cui la guerra dettava le regole della sopravvivenza quotidiana.
Fra i tanti morti di quel treno, anche Torre Annunziata pagò il suo tributo di sangue. È giusto ridirli, quei nomi, perché appartengono alla nostra anagrafe affettiva: Avvisato Pasquale; Carotenuto Domenico; Cirillo Domenico; De Martino Nicola; Donadio Rosa; Gallo Francesco; Manzo Vincenzo; Pasquale Tommaso; Renis (Renise) Michele; Sperandeo Antonio. Dietro ognuno di loro c’era una casa, un cortile dove qualcuno li aspettava: mogli che contarono per giorni le voci in strada sperando in una smentita, bambini a cui venne spiegato all’improvviso cosa significa la parola “mancanza”, anziani costretti a sopravvivere al dolore dei figli perduti. A distanza di decenni, quelle lacrime non possono più essere asciugate, ma possono essere raccolte in un gesto semplice: ricordare.
La sciagura di Balvano, spesso raccontata in termini di numeri e responsabilità tecniche, per noi è soprattutto un vuoto lasciato in città. Il treno 8017 non era un simbolo astratto: era il mezzo su cui salivano i torresi, insieme a tanti altri campani e lucani, per cercare cibo, lavoro, contatti, in un’Italia spezzata e affamata. La loro morte non avvenne su un campo di battaglia, e forse proprio per questo fu per lungo tempo considerata “minore”, quasi un incidente di contorno in anni già colmi di tragedie. Eppure, per chi rimase a Torre Annunziata, quel convoglio mai arrivato rappresentò uno spartiacque: da un lato la fatica quotidiana di arrangiarsi, dall’altro la consapevolezza che persino un viaggio di notte, su un treno di fortuna, poteva trasformarsi in una condanna definitiva.
Nel dopoguerra, la città dovette continuare a vivere, a ricostruire, a lavorare. Le fabbriche ripresero ritmo, le strade si riempirono di nuovo di rumori, il porto tornò ad animarsi. Ma nelle famiglie segnate da Balvano rimaneva una sedia vuota alla tavola, una foto incorniciata con un volto giovane, un nome pronunciato a mezza voce nelle ricorrenze. La memoria di questi nostri concittadini non passava dai manuali di storia, ma dal racconto sottovoce di qualche parente, da un mazzo di fiori portato al cimitero senza bisogno di spiegazioni. Così, mentre il Paese dimenticava, Torre Annunziata continuava a ricordare a modo suo, nelle case e nei ricordi privati.
Oggi, con l’aiuto di documenti più precisi e di ricerche pazienti, possiamo ricomporre meglio il quadro e restituire ai torresi del treno 8017 il posto che spetta loro nella storia della città. Non si tratta soltanto di un esercizio di archivio, ma di un gesto di giustizia verso chi non ebbe voce, verso chi fu liquidato in poche righe burocratiche o in elenchi freddi. Ricordarli significa anche interrogare il nostro presente: quante volte, davanti a una notizia di cronaca, ci abituiamo a parlare di “morti” senza domandarci quali vite ci siano dietro quelle cifre? Quante storie di povertà, di migrazione, di lavoro precario continuano a consumarsi lontano dai riflettori, ieri come oggi?
Questo spazio nasce proprio per opporsi all’oblio. Ogni 3 marzo, su queste pagine, la città può ritrovare i nomi dei suoi figli scomparsi in quella galleria. Non per indulgere nel dolore, ma per rinnovare un patto: Torre Annunziata non dimentica chi è partito e non ha fatto ritorno. Nel silenzio di questa ricorrenza, il pensiero corre alle dieci famiglie colpite e, insieme a loro, a tutte le famiglie torresi che nel corso del Novecento hanno conosciuto lutti improvvisi legati al lavoro, alla guerra, alla miseria. A loro dedichiamo questa giornata, con la speranza che la memoria condivisa diventi, per le nuove generazioni, non solo un ricordo triste, ma un invito a costruire una città più giusta, più consapevole e più attenta alla dignità di ogni vita spezzata.
E anche per questo che chiediamo aiuto a chiunque possa fornire il suo ricordo su questa tremenda tragedia che possa onorare la memoria di chi rimase vittima innocente di quella notte.
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