venerdì 20 marzo 2026

Il biliardo torrese dal "Bigliardiere" al "Bar Stella"



A Torre Annunziata il biliardo fu molto più di un semplice passatempo: fu un pezzo di identità cittadina, come il profumo del mare o la voce dei venditori giù all'Annunziata. Già all'inizio del secolo scorso le bilie correvano sui panni verdi, accompagnando le giornate dei torresi tra chiacchiere, sfide e una sana rivalità.

Alcuni bar avevano almeno un tavolo a disposizione della clientela. Non era un servizio accessorio: il biliardo diventava il cuore del locale, il punto in cui ci si dava appuntamento dopo il lavoro o la domenica pomeriggio. Nei circoli ricreativi, accanto ai tavolini per le carte, non mancava mai il tavolo da biliardo, quasi un arredo obbligatorio per potersi definire “ritrovo” rispettabile.

Tra questi spiccava il Bar Stella in piazza Ernesto Cesàro, che per intere generazioni fu molto più di un bar: nel grande salone sul retro si organizzavano tornei, feste, serate di musica e chiacchiere, e il tavolo da biliardo era sempre occupato. Si entrava per un caffè, ma si finiva quasi sempre per “fare una partita” o per restare a guardare i più bravi all’opera, in quell’atmosfera luminosa che molti torresi ricordano ancora oggi come un piccolo salotto cittadino.

Oltre al Bar Stella esistevano altri luoghi dedicati quasi soltanto al gioco. Uno dei più antichi affondava le sue radici nella Torre di fine Ottocento, in via Dogana. In un vecchio palazzo – dove trovavano rifornimento i velieri e le grandi barche che arrivavano in porto dalle isole – il proprietario aveva messo in piedi una sala tutta dedicata al biliardo.

Il locale era conosciuto da tutti come “’o Bigliardiere”: prima ancora di diventare punto di approvvigionamento per le imbarcazioni, lì si battevano colpi di stecca e si consumavano sfide interminabili, già intorno al 1890.

La memoria cittadina conservò i nomi di chi negli anni Trenta, prendendo in mano la stecca, imponeva il silenzio tutt’intorno: tra i più abili si ricordavano Enrico Stingo  fioraio di Boscoreale  e il torrese Abele Spinelli, figlio di Giovanni "ù falegname", protagonisti di partite entrate nella leggenda dei frequentatori.

Col passare del tempo i tavoli si moltiplicarono. Nei bar e nei circoli si disputarono tornei di grande richiamo, organizzati più per mettere in mostra la bravura che per i premi in palio. Il fascino del gioco stava anche nell’eleganza del gesto. Le bilie d’avorio, colpite con lunghe stecche di legno, correvano sul panno con traiettorie studiate al millimetro per abbattere i birilli. Non era solo fortuna: servivano occhio, pazienza, allenamento.

A Torre il biliardo si pratica senza interruzioni da decenni ed è entrato nel lessico quotidiano e nei racconti di famiglia, proprio come altre passioni cittadine, come il Savoia e la Madonna della Neve.

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