La scomparsa di Mario Piacente segna la perdita di una figura profondamente radicata nella storia umana e spirituale della città. Uomo semplice e concreto, coerente fino in fondo, ha attraversato oltre novant’anni di vita restando fedele a un’idea limpida di esistenza: lavorare con dignità, aiutare chi aveva bisogno, custodire ciò che riteneva sacro.
La sua è la storia di un uomo del fare. Falegname di formazione, per anni realizzò casse funebri lavorate a mano, un mestiere duro e silenzioso che svolgeva con rispetto e serietà, prima in proprio e poi presso Vitiello.
In seguito entrò nel mondo della scuola come bidello, diventando una presenza familiare per intere generazioni dell’Istituto Marconi, che ancora oggi lo ricordano per il suo modo schietto ma giusto di stare tra la gente.
Accanto al lavoro, Mario ha sempre coltivato un rapporto profondo con la fede popolare. La partecipazione alla Congrega del Suffragio e la costante presenza nella Basilica di Maria Santissima della Neve non erano per lui semplici tradizioni, ma un impegno quotidiano. In quel luogo sentiva di avere una responsabilità particolare: una forma di custodia silenziosa, fatta di attenzione, discrezione e rispetto assoluto. La sua era una religiosità concreta, fatta di gesti più che di parole.
Ed era bello, rassicurante, quasi commovente vederlo nei momenti più solenni della nostra tradizione. La sua figura, discreta ma immancabile, dava la stessa emozione dell’uscita del quadro della Madonna della Neve durante la processione del 22 ottobre. In quei giorni, mentre il quadro attraversava le strade di Torre Annunziata, lui sembrava incarnare lo stesso simbolo di speranza e continuità, la stessa protezione che la città riconosce alla Madonna. La sua presenza infondeva calma, fiducia, un senso profondo di appartenenza.
Chi lo ha conosciuto sa che non si tirava mai indietro davanti alle difficoltà altrui. Ha aiutato molte persone in momenti delicati, senza mai cercare visibilità o riconoscimenti. Abitava nei pressi del campo sportivo ed era un tifoso autentico del Savoia, una passione vissuta con lo stesso spirito di servizio che metteva in ogni cosa.
Negli anni Ottanta fu presenza attiva del Club dei Fedelissimi “A. Bellomo” di corso Garibaldi. Fu lì che nacque un rapporto affettuoso fatto di chiacchiere sincere sulla nostra squadra: io, giovane tifoso assetato di storie, e lui, paziente e generoso nel raccontare ricordi, aneddoti, episodi di campo e di vita. Ogni volta che tornavo a Torre e lo rincontravo, quel ricordo riaffiorava intatto, come se il tempo non avesse mai scalfito la sua capacità di accogliere, spiegare, condividere.
La sua figura rassicurava l’intera città. Era bello vederlo muoversi con la sua solita calma tra le vie del quartiere, sfilare accanto a una macchina o comparire tra le frecce del porticato: una presenza che dava serenità, come un punto fermo che non veniva mai meno.
Il suo aspetto serio, accompagnato da una bontà evidente, lo rendeva una figura rispettata e benvoluta. Non amava mettersi in mostra, ma la sua presenza si faceva sentire. Era uno di quegli uomini che diventano punti di riferimento senza mai proclamarlo, semplicemente restando coerenti con se stessi.
Oggi la città saluta Mario Piacente con gratitudine e affetto. Resta il ricordo di un uomo che ha vissuto con misura, che ha servito senza chiedere nulla in cambio e che ha lasciato, nel silenzio, un’eredità fatta di valori, fede e umanità autentica.
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