martedì 20 ottobre 2026

La Don Bosco: l'inizio di un sogno torrese.



Ci sono nomi che non appartengono soltanto alla storia sportiva di una città, ma alla memoria di intere generazioni. 

Per Torre Annunziata, la Don Bosco è stata molto più di una squadra di calcio: una scuola di vita, un punto di riferimento per tanti ragazzi, una realtà nella quale lo sport si intrecciava con l'educazione, l'amicizia e lo spirito salesiano.

Nella stagione 1969-70, la società viveva una fase importante della propria crescita, con l'ambizione di valorizzare i giovani torresi e costruire un'organizzazione sempre più solida. 

Alla presidenza c'era il professor Salvatore Capasso, che negli anni successivi sarebbe diventato sindaco di Torre Annunziata. 

Al suo fianco, il ragioniere Vincenzo D'Auria, vicepresidente; il ragioniere Renato Imparato, segretario; il professor Emilio Striano, cassiere; don Bruno Gambardella, consigliere; Salvatore Monaco, Matteo Varvato e Vincenzo Milano, anch'essi consiglieri.

Erano uomini che dedicavano tempo ed energie a una realtà nella quale credevano. Don Bruno, in particolare, rappresentava il legame profondo tra l'oratorio salesiano, i giovani e la comunità: un sacerdote vicino ai ragazzi, in un ambiente dove il pallone diventava occasione di amicizia, crescita e formazione.

Sul piano tecnico, la squadra era affidata all'allenatore Orlando, già legato all'esperienza dell'Antoniana, mentre Secondo Rossi ricopriva il ruolo di direttore tecnico. Collaboravano inoltre Michele Orlando, Nicola Papa, Agostino Vittoria e Raffaele Papa; per l'assistenza medica e sociale figurava il dottor Antonio Amato.

Secondo Rossi merita un ricordo particolare: arrivato a Torre nel 1946, era diventato uno dei protagonisti del calcio torrese con la maglia della Torrese. Rimasto legato alla città anche dopo la carriera agonistica, continuò a mettere la propria esperienza a disposizione dello sport locale. 

Nicola Papa, attaccante legato alla storia del Savoia, contribuì a sua volta alla formazione dei giovani attraverso il lavoro nel settore giovanile.

E poi c'erano i calciatori, i veri protagonisti della domenica: i portieri Di Paola e Quartuccio; i difensori Senatore, Balzano, Nasto, Palmieri, Irlando, Belvedere e De Vita; i centrocampisti Esposito, Fiorentino, Birrante, Izzo e Cirillo; gli attaccanti Cipriani, Caraviello L., Caraviello S., Bagullo, Imparato, Lapicca, Milano e Vitiello.

La Don Bosco non viveva soltanto per i risultati. Il suo valore stava nell'offrire ai ragazzi un ambiente sano, regole da rispettare, amicizie da coltivare e una maglia da onorare. La tradizione salesiana faceva dello sport uno strumento educativo, e questa società rappresentò per anni un riferimento importante per tanti giovani torresi.

Oggi, ripensando a quegli uomini e a quei ragazzi, resta la gratitudine verso chi ha costruito questa esperienza con passione e sacrificio.

Le stagioni passano, i campi cambiano, ma certi ricordi, uomini, gesti, continuano a vivere nel cuore di una città. 

La Don Bosco è stata una famiglia, una scuola di vita e una pagina preziosa della nostra Torre Annunziata.

Una pagina che merita di essere ricordata e tramandata alle nuove generazioni.


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La Don Bosco: l'inizio di un sogno torrese.

Ci sono nomi che non appartengono soltanto alla storia sportiva di una città, ma alla memoria di intere generazioni.  Per Torre Annunziata, ...