giovedì 22 ottobre 2026

Lucio Corelli: sogni, fili e marionette.


A un anno dalla scomparsa, il ricordo di un uomo che ha dedicato la vita al teatro dei pupi e alla memoria di un’arte antica.

A Torre Annunziata c’era un luogo in cui la storia prendeva forma attraverso armature scintillanti, spade, cavalli e cavalieri mossi da sottili fili. Dietro quelle battaglie, però, c’erano mani esperte, anni di lavoro e la passione ostinata di un uomo che aveva scelto di non abbandonare un’arte antica. Quell’uomo era Lucio Corelli, il maestro puparo che per tutta la vita ha tenuto acceso il palcoscenico della tradizione.

Il 22 ottobre 2025 Torre Annunziata perdeva Lucio Corelli, uno degli ultimi custodi dell’Opera dei Pupi nella nostra città. Il successivo 2 novembre avrebbe compiuto 86 anni. Oggi, nel primo anniversario della sua scomparsa, il suo nome torna alla memoria insieme a un patrimonio di arte e tradizione che merita di essere tramandato.

La sua storia con i pupi era cominciata prestissimo, quando aveva appena sei anni e accompagnava il padre Vincenzo negli spettacoli itineranti. Un bambino che, seguendo il padre, entrava in un mondo destinato a diventare la sua vita. Da quel momento, il teatro non fu soltanto un mestiere, ma una passione coltivata giorno dopo giorno, attraverso sacrifici, esperienza e dedizione.

Nel suo teatro, tra attrezzi, scenari, costumi e pupi armati di spade, prendevano vita storie capaci di parlare a generazioni diverse. Bastava osservare la precisione con cui maneggiava la croce di vita, il comando di legno che permetteva di guidare le marionette, per comprendere quanta esperienza si nascondesse dietro quei movimenti. Ogni gesto richiedeva abilità, pazienza e una conoscenza maturata in decenni di palcoscenico.

Lucio sapeva quanto fosse importante preservare questa tradizione e farla conoscere anche a chi non aveva mai assistito a uno spettacolo. Attraverso il suo laboratorio, il teatrino e il museo delle marionette, continuò a dare spazio a un’arte antica, legata alla cultura popolare e alla memoria di intere generazioni.

A un anno dalla sua scomparsa, vale la pena fermarsi a pensare a quanta storia possa essere racchiusa in un piccolo teatro e a quanto lavoro serva per tenere viva una passione attraverso i decenni. Lucio Corelli lo ha fatto a modo suo, senza smettere di credere in quel mondo fatto di cavalieri, duelli e personaggi capaci di emozionare il pubblico.

Oggi lo ricordiamo anche per questo: per aver mantenuto viva una pagina della sua identità popolare, legandola alla propria storia familiare e alla propria città.

Ciao, maestro Lucio. 

Le tue mani muovevano i pupi, ma erano le storie che raccontavi a farli vivere. 

E quelle storie meritano ancora di essere ascoltate.

In attesa di riascoltare quelle storie, continuiamo a raccontare la tua, Lucio.

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