giovedì 27 dicembre 2018

28 dicembre 1959- Il mistero di Maiuri sugli scavi a Torre Annunziata!





Vorrei, cari amici, le vostre impressioni e un giusto commento su questo articolo di stampa del 1959 firmato dall’archeologo Amedeo Maiuri al Corriere della sera il 28 dicembre 1959.
Non un personaggio qualunque.
Amedeo Maiuri, il piu' grande archeologo dei suoi tempi, l'uomo che conosceva i misteri delle visceri delle terre vicine e lontane.
Vi dico subito, per quanto possa interessare, che l’articolo non mi è piaciuto.
Mi è sembrato scritto con tono troppo sarcastico e polemico verso il giusto cammino che, invece,  era stato intrapreso da quel gruppo di persone, animate da animo nobile, che fece la storia di Torre Annunziata nel campo archeologico, come si vedrà negli anni a seguire.
Ma leggiamo adesso dell’articolo in questione e andiamo ad esaminarlo, a distanza di quasi sessant’anni.   
La prima domanda sorge spontanea già dopo aver letto il solo titolo.
Sembra che quella di disseppellire Oplonti sia solo un’ambizione della città di Torre Annunziata e non un privilegio di tutta l’archeologia in generale come dovrebbe essere quando fervono i preparativi, si attivano gli incontri, vengono alla luce le prove inconfutabili della presenza di qualcosa di grande.
Scorrendo l’articolo, in un altro passaggio si legge che, questa ossessione dei torresi, sia alimentata dall’invidia verso i pompeiani e gli stabiesi che vedono rifiorire dal fertile terreno i loro gioielli, e vogliono partecipare anch’essi al banchetto dell’archeologia vesuviana”.
E proprio a seguito di questa mania di grandezza, continua il Maiuri, “ si è bandita una crociata, s’è formato un comitato, s’è mobilitata la stampa cittadina e napoletana…”.
Forte la critica e il fastidio, evidente, verso Mons. Farro nella frase successiva, quando il Maiuri ci informa che “l’archeologia torrese ha ritrovato in un reverendo archeologo un apostolo fervente e pugnace capace di lanciare appelli e rampogne all’archeologia ufficiale, e di tenere conferenze che hanno l’aria di pubblici comizi.
Continuando nel suo articolo critico verso gli ambiziosi sognatori torresi, racconta un percorso storico che ricorda i pochi ritrovamenti avvenuti in zona, e arrivati a commentare il breve periodo in cui venne idolatrato Gioacchino Murat per la sua protezione e il suo ringraziamento alla cittadina oplontina per aver scelto, a suo tempo, la denominazione di Gioacchinopoli, non esita a rinfacciare ai torresi il rapido cambiamento di denominazione , quando “finito tragicamente il sogno ambizioso non si pensò due volte a ribattezzare santamente la città. ”
Nell’ultimo tratto fornisce una sua visione sul perché di questa scelta “archeologa” dei cittadini torresi, quando scrive “ambiscono ad avere anch’essi un titolo nobiliare: di riattaccarsi alla loro origine antica, all’Oplonti ancora misteriosa e sepolta.”
Questo è lo scritto del 1959.

Soltanto nel 1960, con le "Note di Topografia Pompeiana" iniziò il suo discorso ufficiale su Oplonti, riconoscendo nelle Terme Nunziante quelle di M. Crasso Frugi, come ci ricordava Carlo Malandrino.

Tanto onore e massimo rispetto per la figura di Amedeo Maiuri.

Non credo, e non conosco ovviamente le ragioni, del perchè delle frasi, critiche e ambigue, inserite in questo articolo, forse poteva farne a meno e anticipare gli eventi degli scavi. 
Questo è solo il mio pensiero leggendo questo articolo del Prof. Maiuri, forse all’epoca non completamente convinto dell’esistenza o della possibilità di un intervento a Torre Annunziata.
Ognuno di voi può “leggere” l’articolo nel senso che gli sembra piu’ consono.
Qualche anno dopo Oplonti vide la luce e affiorò in tutta la sua bellezza a seguito dei lavori e alla testa dura di chi, alzando la voce, intimò: Qui ci vuole il piccone!
                                                             Grazie Mons. Farro!
Di tutta la bellezza di cui si è stati capaci di portare alla luce non finiremo mai di ringraziare abbastanza il “Comitato” composto da menti eccelsi e da semplici personaggi che, come abbiamo dimostrato anche in occasione della Mostra dei Figli Illustri di Torre Annunziata, in esposizione nell’ottobre scorso, rimarranno sempre nel ricordo di quelli che, come noi, si adoperano e raccontano di chi ha avuto a cuore le sorti della nostra bellissima Torre Annunziata.




 

 

Corriere della sera 28 dicembre 1959

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