sabato 5 gennaio 2019

1926, 5 gennaio. Fienga, il giorno del disastro.


Successe all’improvviso, come solo gli incendi sanno essere cosi, fulminei, violenti e distruttivi.

Erano le quattro del mattino quando si sentirono le prime voci di allarme lanciate dagli operai che erano lì presenti.

L’allarme generale, invece, venne lanciato da un agente della finanza che si trovava nei pressi per un giro di sorveglianza.

I primi ad accorrere furono i militi fascisti che cercarono di fare il possibile ma, non avendo che pochi mezzi a disposizione, non poterono fare altro che chiedere l’aiuto dei pompieri di Napoli e a quelli della Regia Marina di Castellammare di Stabia.

La squadra di pronto intervento cittadina, coordinata da Salvatore Elia, figura carismatica dell’epoca, iniziò immediatamente la prima battaglia con il fuoco.

Pochi minuti dopo l’allarme partì una squadra di marinai da Castellammare, con il treno.

Ma l’incendio, alimentato dal vento, assunse vaste proporzioni.

Si udivano di tratto in tratto, tra il crepitio delle fiamme, i crolli degli impianti dei vari piani del grande stabilimento.

L’intervento dei pompieri fu lunghissimo e molto esasperante, solo dopo sei ore di lotta il pauroso incendio fu spento.

Si procedette nelle ore successive alla verifica dei danni.

L’intero mulino rimase completamente distrutto mentre il pastificio presentava diverse criticità ma, almeno quella parte, si riuscì a ripristinarla.

La causa venne accertata da un gruppo di esperti dopo diversi giorni.

Corto circuito.

Quell’incendio al mulino e pastificio Fienga costò la bellezza di tre milioni di lire!

Una nota a margine: Salvatore Elia, tre mesi dopo questo intervento, venne insignito del titolo di “Ufficiale”.


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